Flamini Prc Perugia: “Dopo Berlusconi ci mancava proprio il “giovane padano”

04/12/2009 9.37.41
Tema: POLITICA
Argomento:
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Valtiberina - I Nordisti dividono l’Italia trasformandola nel
Alle dichiarazioni sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del reddito sociale in Umbria rilasciate dal “padano” e “giovane” Cirignoni, gi
scalpitante per un seggio nel Consiglio regionale dell’Umbria (peccato, non
della Padania!) ed evidentemente colpito da transfert psicologico di stampo
berlusconiano quando parla di “comunisti coi quadrini” (“i quadrini” nel
nostro paese li hanno fatti e continuano a farli gli evasori fiscali, gli
speculatori e i banchieri grazie a Bossi e Tremonti, non certo i lavoratori)
ritengo occorra rispondere nel merito.
In questo inizio di 2009 anche l'Umbria è chiamata a fare conti con la crisi.
A marzo 2009 i lavoratori interessati da provvedimenti di cassa integrazione
sono raddoppiati rispetto a dicembre 2008: da 5.499 sono passati, infatti, a
10.762, mentre dall'inizio del 2009 sono 1.387 i lavoratori collocati in
mobilità.
Tra gli effetti più devastanti della crisi c'è anche un dato difficilmente
quantificabile, ma più che mai reale e preoccupante, e che rafforza
ulteriormente le ragioni della proposta di legge sul reddito sociale. Mi
riferisco all'impatto della crisi sul mondo del lavoro atipico e precario,
quello determinato dalla Legge 30, che Cirignoni conosce bene, e interessa le
giovani generazioni, gran parte della manodopera femminile e molto del primo impiego. Tutti lavoratori che restano esclusi da qualsiasi garanzia e dagli ammortizzatori sociali.
L'attuale crisi, quella per cui Cirignoni e compagnia non stanno facendo
niente, impone di intervenire e di farlo con urgenza, a maggior ragione in
Italia che, assieme alla Grecia è l'unico paese dell'Unione Europea privo di
forme generalizzate di sostegno al reddito.
Per questi motivi con il presente disegno di legge avanziamo la proposta di
istituzione di una misura di reddito sociale, inteso come strumento per
assicurare a tutti coloro che sono in cerca di lavoro o hanno perso il lavoro
un reddito minimo garantito da erogarsi in forma diretta (monetaria) ma anche indiretta (beni e servizi).
Il disegno di legge che abbiamo proposto prevede che per ottenere i benefici
individuati dalla proposta di legge è necessaria:
• la residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione
della domanda;
• l'iscrizione alle liste di collocamento dei Centri per l'impiego;
• un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell'anno
precedente;
• il non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico.
Oltre all'erogazione di una somma di denaro non superiore a 7.000 euro
l'anno, la legge sul reddito sociale attribuisce ai Comuni e alle Province la
facoltà di erogare una serie di prestazioni indirette volte a garantire la
circolazione a tariffa ridotta sui mezzi pubblici locali, la gratuità dei libri
di testo scolastici, l'erogazione di contributi per ridurre il canone di
locazione.
Sono previste sanzioni nel caso di dichiarazioni non veritiere, nonché la
decadenza dalle prestazioni qualora il beneficiario venga assunto con un
contratto di lavoro subordinato o a tempo determinato. Inoltre, la decadenza è prevista nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego
offerta dal Centro per l'impiego territorialmente competente, ma non
nell'ipotesi di non congruità della proposta. Vale a dire: i benefici non
decadono se il soggetto non accetta una proposta che non tiene conto del
salario precedentemente percepito, della professionalità acquisita, della
formazione ricevuta e delle competenze formali e informali certificate dal
Centro per l'impiego. Bisogna infine aggiungere che la misura, se approvata,
verrà applicata anche ai lavoratori autonomi che abbiano cessato la propria
attività.
Ora, ritengo siano del tutto legittime valutazioni diverse su questa
proposta, ma bollarle “da osteria” vaneggiando su un futuro paese efficiente,
pare veramente ardito, considerato che queste dichiarazioni vengono da
esponenti di un partito di governo che ha avvallato l’aumento del debito
pubblico, l’elargizione di risorse a banchieri e speculatori, la reintroduzione
delle gabbie salariali per i lavoratori, l’aumento delle tasse per artigiani e
commercianti, la privatizzazione dell’acqua, l’affossamento della scuola. A
meno che le proposte dei Padani nostrani per far uscire l’Umbria dalla crisi e
per consegnare alle future generazioni un paese migliore non siano quelle che la nostra comunità ha avuto modo di vedere negli ultimi mesi, cioè quelle di cambiare la cartina geografica, brandire i crocefissi nei consigli comunali,
opporsi alla costruzione dei minareti o fare qualche scampagnata a Parnacciano.
Beh, in tutta onestà, proposte queste che davvero sembrano provenire da qualche osteria, ma non umbra o altotiberina Certamente padana.
Enrico Flamini
Segretario Provinciale Prc Perugia
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