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Notizie dalla Valtiberina
giovedì 29 luglio 2010
     

Flamini Prc Perugia: “Dopo Berlusconi ci mancava proprio il “giovane padano”

04/12/2009 9.37.41

Tema: POLITICA

Argomento:

Visto: 162 volte

Valtiberina - I Nordisti dividono l’Italia trasformandola nel

Alle dichiarazioni sulla proposta di legge regionale per l’istituzione del reddito sociale in Umbria rilasciate dal “padano” e “giovane” Cirignoni, gi

scalpitante per un seggio nel Consiglio regionale dell’Umbria (peccato, non

della Padania!) ed evidentemente colpito da transfert psicologico di stampo

berlusconiano quando parla di “comunisti coi quadrini” (“i quadrini” nel

nostro paese li hanno fatti e continuano a farli gli evasori fiscali, gli

speculatori e i banchieri grazie a Bossi e Tremonti, non certo i lavoratori)

ritengo occorra rispondere nel merito.

In questo inizio di 2009 anche l'Umbria è chiamata a fare conti con la crisi.

A marzo 2009 i lavoratori interessati da provvedimenti di cassa integrazione

sono raddoppiati rispetto a dicembre 2008: da 5.499 sono passati, infatti, a

10.762, mentre dall'inizio del 2009 sono 1.387 i lavoratori collocati in

mobilità.

Tra gli effetti più devastanti della crisi c'è anche un dato difficilmente

quantificabile, ma più che mai reale e preoccupante, e che rafforza

ulteriormente le ragioni della proposta di legge sul reddito sociale. Mi

riferisco all'impatto della crisi sul mondo del lavoro atipico e precario,

quello determinato dalla Legge 30, che Cirignoni conosce bene, e interessa le

giovani generazioni, gran parte della manodopera femminile e molto del primo impiego. Tutti lavoratori che restano esclusi da qualsiasi garanzia e dagli ammortizzatori sociali.

L'attuale crisi, quella per cui Cirignoni e compagnia non stanno facendo

niente, impone di intervenire e di farlo con urgenza, a maggior ragione in

Italia che, assieme alla Grecia è l'unico paese dell'Unione Europea privo di

forme generalizzate di sostegno al reddito.

Per questi motivi con il presente disegno di legge avanziamo la proposta di

istituzione di una misura di reddito sociale, inteso come strumento per

assicurare a tutti coloro che sono in cerca di lavoro o hanno perso il lavoro

un reddito minimo garantito da erogarsi in forma diretta (monetaria) ma anche indiretta (beni e servizi).

Il disegno di legge che abbiamo proposto prevede che per ottenere i benefici

individuati dalla proposta di legge è necessaria:

• la residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione

della domanda;

• l'iscrizione alle liste di collocamento dei Centri per l'impiego;

• un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell'anno

precedente;

• il non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico.

Oltre all'erogazione di una somma di denaro non superiore a 7.000 euro

l'anno, la legge sul reddito sociale attribuisce ai Comuni e alle Province la

facoltà di erogare una serie di prestazioni indirette volte a garantire la

circolazione a tariffa ridotta sui mezzi pubblici locali, la gratuità dei libri

di testo scolastici, l'erogazione di contributi per ridurre il canone di

locazione.

Sono previste sanzioni nel caso di dichiarazioni non veritiere, nonché la

decadenza dalle prestazioni qualora il beneficiario venga assunto con un

contratto di lavoro subordinato o a tempo determinato. Inoltre, la decadenza è prevista nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego

offerta dal Centro per l'impiego territorialmente competente, ma non

nell'ipotesi di non congruità della proposta. Vale a dire: i benefici non

decadono se il soggetto non accetta una proposta che non tiene conto del

salario precedentemente percepito, della professionalità acquisita, della

formazione ricevuta e delle competenze formali e informali certificate dal

Centro per l'impiego. Bisogna infine aggiungere che la misura, se approvata,

verrà applicata anche ai lavoratori autonomi che abbiano cessato la propria

attività.

Ora, ritengo siano del tutto legittime valutazioni diverse su questa

proposta, ma bollarle “da osteria” vaneggiando su un futuro paese efficiente,

pare veramente ardito, considerato che queste dichiarazioni vengono da

esponenti di un partito di governo che ha avvallato l’aumento del debito

pubblico, l’elargizione di risorse a banchieri e speculatori, la reintroduzione

delle gabbie salariali per i lavoratori, l’aumento delle tasse per artigiani e

commercianti, la privatizzazione dell’acqua, l’affossamento della scuola. A

meno che le proposte dei Padani nostrani per far uscire l’Umbria dalla crisi e

per consegnare alle future generazioni un paese migliore non siano quelle che la nostra comunità ha avuto modo di vedere negli ultimi mesi, cioè quelle di cambiare la cartina geografica, brandire i crocefissi nei consigli comunali,

opporsi alla costruzione dei minareti o fare qualche scampagnata a Parnacciano.

Beh, in tutta onestà, proposte queste che davvero sembrano provenire da qualche osteria, ma non umbra o altotiberina Certamente padana.

Enrico Flamini

Segretario Provinciale Prc Perugia

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I commenti dei lettori

Enrico Flamini - 09/12/2009 11.31.41 ha scritto:

Caro nessuno 2, intanto mi spiace se lei pensa che il sottoscritto utilizzi dei dati per confondere le idee di lettori non preparati. Quest'ultimo, un giudizio suo, non mio. Nello stesso tempo condivido con lei che occorra più precisione e chiarezza quando si utilizzano dei dati. Non cerco scuse, ma visto lo spazio che è qui concesso, ho ritenuto che, per trasparenza, fosse sufficiente riportare la fonte, appunto “I salari dal 2002 al 2007” – Ires Cgil, 19 novembre 2007, per poter verificare i parametri della ricerca. Penso che lei abbia perfettamente ragione quando dice che il reddito sociale da solo non risolve la crisi. è vero, per questo condivido il fatto che serve una nuova politica industriale per il paese, fondata su innovazione e ricerca. peccato non sia daccordo il governo che, con l'attuale finanziaria in discussione, scaglia la sua scure di tagli anche e soprattutto sulla ricerca. Scusi nessuno 2, una domanda, lei che è del settore e anche molto preciso nell'esposizione, mi potrebbe spiegare in che modo "sprechiamo i soldi per gli immigrati che vengono qua senza lavoro"? Grazie per l'attenzione

Nessuno2 - 08/12/2009 12.10.25 ha scritto:

Vorrei solo chiarire alcune cose in modo che chi legge abbia le idee chiare. Fare un elenco di dati in cui compaiano le parole chiave profitti, salario, potere d'acquisto è sicuramente la maniera più facile di fuorviare l'idea di un lettore non preparato in questioni economiche o quantomeno disattento. Purtroppo non è il mio caso e quindi vorrei, non confutare i dati forniti dal sig.Flamini che, sulla fiducia, ritengo corretti, ma piuttosto mettere al posto giusto i numeratori e i denominatori di quei rapporti sopra citati.

All'inizio mette a confronto le retribuzioni con i profitti netti per dipendente. Assolutamente sbagliato, i profitti per dipendente aumentano per varie ragioni: al denominatore abbiamo il numero di lavoratori. Dal 2004 al 2009 non è chiaro se ci sia stato un aumento o una diminuzione dato che le variazioni, in media, sono molto piccole. Va da sé che se ci fosse un denominatore più piccolo il rapporto sarebbe più grande. Al numeratore abbiamo i profitti netti. Intanto, i profitti netti di cosa??? Aziende?lavoratori autonomi? Che senso ha citare questi dati senza nessun tipo di precisione? Un dato così non specificato per me ha significatività pari a zero, come penso per chiunque legga con attenzione il suo commento. Al numeratore ci vuole il reddito operativo.

Concludo la “polemica nazionale” dicendo di guardare i livelli di produttività di alcuni paesi europei, il divario fa rabbrividire. E la produttività non si aumento solo lavorando di più (che già in italia si lavora molto) la produttività si aumenta con l’innovazione e lo studio SERIO e non con scienze dell’alimentazione del cane e del gatto.

E poi mi permetta, ma già che ci sono tutti questi problemi con i salari e la crisi in italia , sprechiamo i pochi soldi che abbiamo (vorrei ricordarle di controllare il debito italiano) anche per gli immigrati che vengono qua senza lavoro? Sono tutti ben accetti, ma quando entri in Italia il contratto di lavoro lo devi aver già firmato (vedi USA).

Enrico Flamini - 08/12/2009 12.00.43 ha scritto:

Vorrei rispondere alle questioni sollevate da Fiorini Lega Nord. Si, Fiorini, ancora nel 2009 c'è chi si pone l'obiettivo della rifondazione comunista. Rifondare il comunismo a partire dalla centralità del tema della libertà. Il socialismo senza libertà non è socialismo. Oggi più che mai per noi rifondare il comunismo significa dare risposte concrete a chi sta subendo le ingiustizie del capitalismo liberista e finanziario, lo stesso che è responsabile dell'attuale crisi. Guardi, anche noi abbiamo festeggiato la caduta del muro di Berlino, non certo per glorificare il capitalismo che vogliamo superare, ma per rilanciare con più forza la lotta per la libertà e la giustizia sociale. Lei però ha ragione quando tra le righe ci invita a riflettere sulla nostra efficacia. Certamente non siamo autosufficienti e l'autocritica che abbiamo fatto è stata onesta e profonda. Abbiamo sbagliato l'analisi sui rapporti di forza, ma Fiorini, l'abbiamo pagata cara, forse più di quello che meritavamo. Per questo sabato 5 dicembre a Roma è partita la Federazione della Sinistra. Una proposta unitaria per porre fine alla fase delle scissioni e per ricomporre tutta la sinistra, con al centro il lavoro per abrogare la legge 30 e contro la privatizzazione dei servizi pubblici. Con un profilo politico chiaro e coerente, autonomo dal PD ed alternativo a Lega e PdL. Sull'immigrazione, certo che torneremo a confrontarci sul tema, dico solo questo: tutti i dati ci dicono che la Legge Bossi-Fini ha prodotto e moltiplicato la clandestinità. Noi la vogliamo abrogare perchè si tratta di una norma che rende impossibile l’ingresso regolare. E'la destra padana che vuole mantenere i migranti irregolari,per sfruttarne il lavoro “al nero” e poter abbassare salari e diritti dei lavoratori italiani, scaricando sui migranti le tensioni sociali che si creano inevitabilmente con l'immissione sul mercato del lavoro di una manodopera che può anche cadere e morire in un cantiere. Tanto nessuno saprà mai chi è!!!!

Enrico Flamini - 07/12/2009 15.20.06 ha scritto:

caro Nessuno 2, vorrei interloquire sulla sua proposta di legare i salari alla produttività. Intanto, saprà certamente cne nel nostro territorio provinciale lavoratori e pensionati percepiscono mediamente un salario mensile inferiore del 10% rispetto ai salari medi dei lavoratori del nord.Alcuni dati significativi: dal 1995 al 2006 le retribuzioni per dipendente sono aumentate del +0,4%, i profitti netti per dipendente del +8,1% (da “I salari dal 2002 al 2007” – Ires Cgil, 19 novembre 2007); tra il 1992 e il 2006 l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del +49% (da “Italia-Europa. Salari, prezzi, produttività. Ires Cgil); dai dati dell’OCSE si evince che la produttività del lavoro dipendente privato in Italia non solo non è diminuita, ma è aumentata dal 1998 al 2007 del +2,9%; in Italia i salari sono inferiori di quasi il 20% alla media OCSE e il divario si allarga se si parla di potere d’acquisto (-22%). Per noi la questione salariale va affrontata legandola alla contrattazione collettiva senza rimandare alla contrattazione aziendale aumenti salariali legati alla produttività. Tra l’altro la contrattazione di secondo livello interessa solo una parte del sistema imprenditoriale che, come è noto, è formato da aziende che non arrivano nemmeno a dieci dipendenti e che non sono sindacalizzate.Inoltre, come dimostrano i dati, alla crescita della produttività non è mai corrisposta una crescita del potere di acquisto di salari e pensioni, bensì un enorme spostamento della ricchezza verso i profitti: circa il 30% della ricchezza prodotta si è spostata dal mondo del lavoro alla rendita finanziaria. Per questo siamo contro l’idea di superamento del contratto nazionale di lavoro e per il ripristino di un meccanismo di recupero automatico del potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni ( ”nuova scala mobile”), contro lo sfruttamento del lavoro precario (compreso il lavoro autonomo), a difesa del contratto nazionale.

Nessuno2 - 07/12/2009 13.20.47 ha scritto:

Sicuramente tutto quello che dice è molto bello. C'è la crisi ma nessun lavoratore la sente perchè c'è il reddito sociale, le imprese che hanno investito, anche male, ricevono dei finanziamenti mirati (dalle istituzioni il più delle volte interessate e corrotte) ecc ecc.

Purtroppo però questa non è la realtà e non è in questa maniera che si risolve una crisi economica. Partiamo da questa crisi economica e rendiamoci conto che per andare avanti in futuro i salari vanno legati alla produttività, i lavoratori dipendenti devono essere consci che se le cose vanno male, l'impresa chiude, perchè l'imprenditore non è babbo natale che quando le cose vanno male continua a tenere tutti e si carica le perdite. DOpo sono pienamente d'accordo che se le cose vanno bene ne devono beneficiare anche i lavoratori ( e non come in alcune realtà in cui ne beneficia solo la figura dell'imprenditore), ma questo è essenzialmente LEGARE IL SALARIO ALLA PRODUTTIVITA'. quindi no a tutti questi aiuti e a questo spreco di soldi e sì ad una riforma che responsabilizzi il lavoratore dipendente e che lo leghi alla sua realtà aziendale (fai bene, ti impegni? guadagni. sei un fannullone? ne paghi le conseguenze). Vediamo il giappone ad esempio.

Enrico Flamini - 07/12/2009 12.46.10 ha scritto:

Caro nessuno 2, continuo dicendole con il massimo dell'onestà intellettuale che il mio partito ha delle responsabilità di governo in questa regione e quindi non ci possiamo sottrarre al suo giudizio. Ma nello stesso tempo il nostro impegno è proprio quello di determinare per l'Umbria una svolta vera, con proposte concrete che hanno bisogno, come ovvio se condivise, di un maggiore e più largo consenso politico. da sinistra. Certo, saranno gli elettori a dirlo. Sulle banche mi lasci dire che i finanziamenti liberati nei loro confronti dal gioverno non stanno producendo alcun risultato. un altro gigantesco problema è oggi rappresentato dall'accesso al credito, soprattutto per le piccole e medie aziende. proprio perchè siamo di fronte a misure provvisorie senza vincoli veri di destinazione per gli interessi di pochi, pochissimi. Spero di essere stato chiaro, resto a disposizione.

Enrico Flamini - 07/12/2009 12.29.24 ha scritto:

Caro nessuno 2, proverò a rispondere alle sue sollecitazioni. Intanto, rispetto alla crisi manifatturiera del sistema produttivo italiano quello che manca è una seria politica industriale nazionale. nell'attuale crisi il rischio che attraversa il paese, oltre ai licenziamenti di massa, è la chiusura definitiva di aziende con relativa perdita di professionalità acquisite dalle nostre maestranze nel campo produttivo. Occorre non "più mercato", ma un nuovo intervento pubblico che determini un sostegno alle imprese attraverso finanziamenti non a pioggia e ai soliti noti(vedi fiat), bensì con interventi mirati a innovazione, ricerca e buona occupazione. L'Italia non potrà mai competere sul piano internazionale con ulteriori ingiuste compressioni salariali: il capitalismo italiano con i risparmi fatti sui salari dopo l'abolizione della scala mobile è riuscito in 15 anni soltanto a dirottare profitti verso la finanza, con i risultati attuali. Su questo tema rispetto alla nostra regione, Rifondazione comunista dell'Umbria ha prodotto una proposta di legge regionale sui poli industriali d'eccellenza che la invito a leggere su www.prcumbria.it. Dopodichè il reddito sociale è una misura concreta attraverso la quale far passare un principio: nella crisi nessun lavoratore, dipendente o autonomo, deve rimanere senza reddito, non solo per una questione di sopravvivenza, ma anche per garantire al sistema un minimo di continuità rispetto ai consumi. Il punto delle risorse è fondamentale: anche le imprese umbre, quelle grandi, hanno preso finanziamenti a pioggia con gli stessi risultati delle imprese nazionali. Noi diciamo che parte di quelle risorse debba essere dirottata verso i lavoratori dipendenti ed autonomi che perdono il lavoro: inizialmente occorrono 4 milioni di euro. Le risorse ci sono, serve una scelta politica, accompagnata da una seria lotta all'evasione fiscale (non certo con gli scudi tremontiani) e una forte riorganizzazione della macchina pubblica.

Nessuno2 - 06/12/2009 16.11.51 ha scritto:

Caro sig. Flamini,

lei che propone tanto e ha così chiare le idee su come funziona l'economia, sarebbe così gentile da spiegarmi come avverrà la ripresa grazie al suo reddito sociale? perchè spero che si renda conto che dando solo un reddito sociale, quando poi quei soldi finiranno, si tornerà alle rivolte contadine.

Inoltre, lei mi sa stimare il costo di queste misure? perchè sono sicuramente delle cose molto belle, ma chi le finanzia?

e infine, lei che parla tanto di ricchi banche, ecc. lo sa per caso che quando una impresa deve svilupparsi (e quindi creare nuovi posti di lavoro, ecc ecc ) deve solitamente ricorrere ad un finanziamento? e se la banca non ci fosse più? vogliamo discutere anche di Basilea 2?

Attendo una risposta caro professore ed economista Flamini

Fiorini Lega Nord - 04/12/2009 13.41.19 ha scritto:

Nel 2009 ancora si parla di rifondare il comunismo? flaminio ma non ti sei accorto che il comunismo è finito da un bel pezzo? e con che faccia vieni a parlare dell'artigianato che il comunismo ha distrutto? Mantenete voi con le vostre tasche l'immigrazione, e smettila di pensare a come tassare la gente umbra che paga il prezzo dell'immigrazione senza regole promossa dai pagliacci che pensano solo a come spalleggiare i DS, siete solo schiavi dei Ds ma ve l'hanno preparata loro la minestra e per voi non c'è rimasto nulla. Salutami Stalin se lo vedi e anche Bertinotti.

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