L'Assessore Gorizi sui lutti causati da caccia cinghiale

11/12/2009 16.13.09
Tema: ATTUALITA
Argomento:
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Sansepolcro - Non si può stare ad aspettare la prossima vittima
“Associazioni venatorie, enti locali con la Provincia in testa, si debbono dare una mossa senza aspettare la prossima vittima”. Esordisce così Giovanni Gorizi, assessore al comune di Sansepolcro e in passato presidente della Comunità Montana Valtiberina Toscana. La sua riflessione giunge all’indomani della tragica morte di Amintore Milanini, capresano, ennesima vita spezzata durante le battute di caccia al cinghiale. Una “striscia nera” che si allunga sempre più, come testimoniano anche recenti fatti di cronaca riscontrati in altre zone della Toscana e della vicina Umbria. “Quasi tutti gli anni – commenta Gorizi – questi eventi luttuosi si ripetono e sempre sul momento il clamore è grande. Poi più nulla. Sino alla stagione successiva, quando l’immane disgrazia si consuma e tutti si scandalizzano e condannano. Poi più niente, nulla da nessuno. Non si muovono quelle realtà venatorie che dovrebbero essere le prime ad interessarsi, Non dà segni di vita l’Ambito Territoriale di Caccia. Non esistono i sindaci ed i comuni, meno che meno si fa viva l’amministrazione provinciale, lontanissima e assente è la Regione. E’ davvero un affare serio e grave che denuncia anche il consolidarsi di coscienze indurite persino di fronte alla morte ed il manifestarsi di opportunismi politici. E’ nota la potenza elettorale delle associazioni venatorie, qui in Valtiberina, in tutta la Toscana e anche in Umbria. Non è passato da molto il tempo in cui quelle realtà si costituirono in partito. Adesso possono senz’altro, soprattutto nei piccoli comuni, decidere un sindaco ed il colore di una amministrazione comunale. Capisco perciò quanto sia delicato e difficile porre mano ad una materia molto complessa ed importante. Ma qualcosa bisogna fare, subito, senza esitazione”. E qui arriva il suggerimento di Giovanni Gorizi, che per alcuni può sembrare una provocazione. “Il cinghiale – dice l’amministratore biturgense – nel nostro territorio è presente in maniera abnorme, devasta il suolo e favorisce il dissesto idrogeologico, distrugge pascoli e colture arrecando danni incalcolabili ad allevatori ed agricoltori. Sin qui tutti abbiamo considerato i cacciatori di cinghiale e le squadre organizzate per il loro abbattimento come l’unica azione valida per il contenimento dell’animale. Ma oggi occorre prendere coscienza di una realtà. Di fronte al costo incalcolabile di vite umane tutto cade e l’azione sin qui portata avanti è evidentemente sbagliata. L’attuale disciplina – conclude Gorizi – va sospesa e va aperto un confronto fra tutti per arrivare a regole nuove e diverse, che prima proteggano gli uomini e consentano poi di abbattere i cinghiali. Non crediamo che esista solo l’attuale metodo per ridurre il numero di questi animali”.
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