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mercoledì 23 maggio 2012
     

Sansepolcro: Emilio "topolino" Mattei, un testimone fuori dal comune

di ANDREA BERTOCCI - 18/01/2010 20.54.58

Tema: ATTUALITA

Argomento:

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Sansepolcro - Era stato per anni il massaggiotore del Sansepolcro Calcio

Emilio Mattei non era un gigante, era magro e, dal momento che giocava al pallone a Palazzo Graziani con Don Duilio Mengozzi, era soprattutto molto agile e lesto di gambe.

Tutto ciò gli era valso quel nomignolo di "Topolino" affibbiatogli fin da ragazzo.

Abitava nel cantone in fondo a piazza, dove inizia Via dei Servi, e questo particolare ha fatto sì che, durante la guerra, Emilio fosse un testimone "privilegiato" di tutti i principali eventi, dai tumulti del 19 marzo alla distruzione della Torre di Berta.

In particolare ricordava quando, all'indomani del 19 marzo, fu fermato con sua madre e altri operai della Buitoni all'altezza di Porta Libera, mentre si accingevano a fare il loro ingresso alle 5 del mattino.

Alcuni militi fascisti bloccavano la gente puntando le torce sul viso e gridando:

- Le putene che ier sera cantevano "Bandiera Rossa" da una parte e i rottinculo da quell’altra".

Ma altri fatti, nei mesi successivi, avrebbero contraddistinto la vita di Emilio.

Egli infatti vide rientrare a Porta del Ponte il cadavere, adagiato su un carretto, di Luisina Pincardini, uscita dal paese per cercare qualche patata nei campi.

Inoltre Emilio aderì alla vigilanza armata istituita, nell'agosto '44, da alcuni volontari e partigiani intorno alle mura di Sansepolcro.

In quest'ambito, decise di accompagnare Vito Meozzi ed il figlio Pietro (coetaneo di Emilio, che all'epoca aveva 17 anni) che andavano a Sant'Arsa per cercare qualche vacca dispersa.

Emilio pensò di accompagnarli, ma al momento di fare colazione alla fonte di Monte Vicchi, i tre furono sorpresi e catturati da un drappello di soldati tedeschi in ritirata. Il sottotenente fu ben felice di trovare dei civili a cui far trasportare zaini e casse, quindi il gruppo si mise in marcia verso i Prati Alti, dove venne anche mitragliato da uno Spitfire.

Al momento in cui tutti alzarono di nuovo la testa, ecco spuntare dal bosco un anziano (Giovan Battista Gori) che, alla vista dei soldati, tentò di fuggire. Agguantato e costretto ad incamminarsi con loro, dietro al suo rifiuto un militare lo freddò con un colpo di moschetto.

Emilio credette che fosse ormai giunta anche la sua ora, invece i tre italiani furono condotti alla fattoria di Pozzuolo, sulla strada di Viamaggio, dove era stato allestito il quartier generale tedesco.

Vi arrivarono a mezzanotte e, alla luce di una candela, Emilio riuscì appena a riconoscere un alto ufficiale con una piccola cicatrice sulla guancia.

Pietro Meozzi fu subito ucciso, mentre il padre Vito fu pestato a sangue dallo stesso ufficiale nel tentativo di estorcergli qualche informazione sulla presenza (non vera) degli inglesi a Sansepolcro.

Poi Vito Meozzi ed Emilio Mattei furono condotti sotto una quercia dove era stata scavata una fossa in cui era stato adagiato il corpo di Pietro.

Vito Meozzi scambiò la propria posizione con quella di Emilio, in modo da stringere la mano del figlio ucciso.

Ciò salvò la vita al giovane, che non fu raggiunto dalla scarica di mitra. Anzi, "Topolino" ebbe il tempo di fuggire attraversando addirittura un campo minato, anche se poi si riempì di spine e fu costretto ad un mese di degenza all'ospedale.

Emilio Mattei divenne un personaggio, a lungo si parlò solo di lui e fu anche intervistato da due giornalisti inglesi.

Cosa gli poteva accadere più di così?

Allora si arruolò con altri nel Gruppo di combattimento "Cremona", partecipando allo sfondamento della linea del Senio e prendendo parte alla liberazione di Alfonsine.

Ricordava con amarezza quei momenti, dove aveva visto soldati tedeschi arsi con il lanciafiamme e dove egli stesso riconosceva di essere stato "graziato" dal fatto che, all'ultimo istante, il suo III° Battaglione era stato sostituito dal II° che fu letteralmente annientato.

Dopo la guerra, per lunghissimo tempo Emilio Mattei è stato massaggiatore della squadra di calcio del Sansepolcro.

Il suo carattere schivo ha voluto che l'annuncio delle esequie fosse dato solo a tumulazione avvenuta, al termine di una breve malattia che ha rappresentato la sua ultima battaglia.

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