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mercoledì 23 maggio 2012
     

GDF: Maxisequestro di merce contraffatta. Denunciati conducente e destinatario

26/01/2010 16.05.33

Tema: CRONACA

Argomento:

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Arezzo - Sequestrati oltre 53.000 capi di note "griffes", oltre ad altri 30.000 illecitamente importati

Ennesima brillante operazione messa a segno dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Arezzo nel quadro delle attività di controllo economico del territorio.

I finanzieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno, infatti, nei giorni scorsi, nel corso di controlli svolti sul tratto autostradale “Incisa/Arezzo”, hanno individuato un articolato - condotto da A. A. di anni 27 di origine polacca – che, alle prime verifiche, è risultato trasportare circa 550 cartoni di “abbigliamento” provenienti, via mare, dal Bangladesh e destinati a Roma ad un’impresa gestita da un cittadino cinese.

Alla luce di alcune incongruenze emerse dalla disamina formale della documentazione di trasporto, le Fiamme Gialle hanno deciso di ispezionare il carico e, così, dopo i primi colli contenenti capi di vestiario “anonimi”, sono stati individuati quelli contenenti, invece, indumenti di note “griffes”, quali “Hello Kitty”, “Tweety” e “Betty Boop” per un totale complessivo di oltre 40.000 pezzi.

L’intero carico - annoverante anche 30.000 capi riportanti marchi non tutelati nel territorio italiano -, è stato sottoposto a sequestro ed il conducente denunciato alla Procura della Repubblica di Arezzo che ha già convalidato il sequestro.

Ma la brillante operazione non è finita qui, in quanto i finanzieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno, sulla scorta di alcuni elementi nel frattempo acquisiti, si sono immediatamente recati nella provincia romana, ove, al termine di una mirata attività di osservazione e pedinamento, hanno individuato un capannone, non dichiarato ma nella disponibilità del destinatario, L.Y. di anni 43 di origine cinese, ove sono risultati stoccati altri 13.000 capi di vestiario contraffatti dei medesimi marchi.

I periti delle case produttrici, appositamente interpellati, hanno confermato la mendacità dei marchi, evidenziandone – nel contempo – la buona fattura, che ne avrebbe consentito una facile commercializzazione.

Il servizio in argomento è da ricondurre alle attività del Corpo svolte in materia di sicurezza dei mercati. L’industria del falso, infatti, oltre ad inquinare il mercato e creare concorrenza sleale, sottrae alla collettività importanti risorse tramite l’evasione fiscale e contributiva, alimentando, inoltre, i fenomeni dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento del lavoro nero ed irregolare.

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