Il giorno della memoria a Città di Castello

27/01/2010 14.37.22
Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI
Argomento:
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Citta di Castello - Il dovere di non dimenticare e di riconoscere dove si annidiò il razzismo
“Come a Roma il Giorno della memoria quest’anno ha ricordato il binario della morte, lungo il quale i convogli trasferivano gli ebrei deportati, così Città di Castello ha ricordato un luogo fisico, dove la barbarie della guerra e del nazifascismo ha lasciato tracce più drammatiche: la città”: l’assessore alle Politiche culturali e scolastiche Rossella Cestini spiega l’impostazione documentaria impressa alle iniziative del 27 gennaio, che ha visto coinvolti alcuni istituti superiori cittadini all’Auditorium di Sant’Antonio. “Il dovere di non dimenticare e di riconoscere dove si annidi il razzismo anche se travestivo o dissimulato è un imperativo da trasmettere ai giovani in un modo dai contorni meno definiti e per questo a volte più ingannevoli anche nel leggere il bene ed il male” ha proseguito l’assessore, sostenendo che “Città di Castello e la sua gente ha saputo reagire alla violenza e ribellarsi alla bestialità delle legge razziali: è un’eredita culturale da difendere anche attraverso il Giorno della memoria”.
“Per uno strano effetto ottico siamo portati a credere che i tempi della Shoa sono distanti millenni da noi. Poi è sufficiente aprire la televisione per capire quanti olocausti si consumino anche oggi nel mondo, dove interi popoli sono perseguitati sulla base di appartenenze etniche o segni esteriori” ha detto Sergio Polenzani, presidente dell’istituto di storia politica e sociale intestato a Venanzio Gabriotti, martire della resistenza altotiberina: “La vicenda di Gabriotti è un monito su cui i giovani sono chiamati a riflettere non solo ogni 9 maggio. Anche Città di Castello nascose e salvò concittadini ebrei, minacciati dalla follia nazista e fascista. Scongiurare che accada di nuovo è il debito che abbiamo con chi ha perso la vita per assicurarci un futuro di pace e democrazia”.
Gli studenti hanno assistito ad una produzione fotografica, realizzata da Fabiana Giulietti e Emanuela Pantalla, costruita su parallelismi tra il centro urbano tifernate, umiliato dalla guerra, e l’attuale visione che mostra negli stessi punti. Ai ragazzi è stato chiesto di individuare i luoghi selezionati prima della proiezione di un filmato che metteva in relazione esplicita gli scatti di cinquanta anni fa, messi a disposizione da Archiphoto, a quelli di appena qualche giorno fa.
“Volevano trasmettere l’idea che la guerra ha riguardato ed ha offeso anche le case in cui abitiamo, il giardino in cui andiamo a trascorrere il tempo libero, la scuola che frequentiamo” spiegano le curatrici, aggiungendo che “Il metodo scelto per dare quest’idea di vicinanza, e non di estraneità con gli eventi drammatici che sconvolsero il mondo durante il secondo conflitto mondiale, mira a sostituire la nostra esperienza con quella che avremmo potuto avere frequentando ambienti familiari, rassicuranti, in modo da stimolare la proiezione dei giovani all’interno di atmosfere e pericoli che fortunatamente non hanno mai conosciuto”. Il giorno della memoria a Città di Castello avrà un appendice venerdì 29 gennaio alle ore 10,30 sempre all’Auditorium di Sant’Antonio con “Racconti di guerra-Speranza di pace”, uno spettacolo realizzato nell’ambito del progetto di Laboratorio Teatrale “Teatriamo” da parte dell’Istituto Comprensivo di Montone e Pietralunga. Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere al Servizio Scuola Educazione Formazione (tel. 075/78529381).
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