Segreti: "Inaccettabili le dichiarazioni del Prc biturgense su Craxi"

12/02/2010 8.49.13
Tema: POLITICA
Argomento:
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Sansepolcro - Non si tratta di santificare nessuno, ma di riabilitare la figura personale e politica di un uomo
Le dichiarazioni del consigliere comunale Emanuele Calchetti esponente di Rifondazione Comunista di Sansepolcro apparse sulla stampa locale in merito alla mozione del Partito Socialista Italiano di Sansepolcro per la riabilitazione della figura politica e personale di Bettino Craxi, sono assolutamente inaccettabili.
Non si tratta di santificare nessuno, ma di riabilitare la figura personale e politica di un uomo che certo ha commesso qualche errore ma che indubbiamente ha contribuito a modernizzare il paese, a renderlo autorevole anche in situazioni delicate e ad aumentarne il benessere per i propri cittadini.
Uno dei ritornelli che sentiamo più spesso è quello che vorrebbe imputare ai governi degli anni ’80 ed in particolare a quelli guidati da Bettino Craxi l’esplosione del debito pubblico in Italia.
A tal proposito ricordo che Sergio Romano pubblicò qualche anno fa sul Corriere della Sera un interessante articolo in risposta ad un intervento di un lettore, evidenziando come le responsabilità della crescita del debito pubblico non fossero da attribuire ad un particolare governo (e non ha caso Romano citava il governo Craxi, liberandolo da una simile ‘colpa’) ma ad un sistema politico che “esige patteggiamenti e compromessi, in cui ogni decisione comporta spossanti negoziati e viene raggiunta soltanto dopo una distribuzione di compensi a tutti coloro di cui è necessario ottenere il consenso”.
Sono i “costi della democrazia consociativa” che però, spiega ancora Romano, non si sono esauriti con la fine della Prima repubblica ma sono continuati nella Seconda e hanno prodotto gli stessi danni dei precedenti governi. Danni anche maggiori, a guardare i numeri. Se partiamo proprio da Craxi, vediamo che il rapporto debito pubblico/PIL stava, nel 1984 (primo anno ‘pieno’ del governo a guida socialista) al 76,3%, arrivando al termine dell’era Craxi (il 1986, visto che il leader socialista lasciò Palazzo Chigi nei primi mesi dell’‘87) all’86,5%. Da lì in poi il debito ha continuato a salire, giungendo con gli ultimi governi della Prima repubblica, nel 1992 con Andreotti e Amato, al 107,7%. Poi è arrivata la Seconda repubblica, quella di una nuova politica e di una nuova moralità; così nuove che il debito pubblico ha proseguito a crescere, anzi ad impennarsi, fino al 1994, quando è arrivato a toccare quota 121,5! Dopo questo record, una timida discesa verso il basso: 121,2% (Dini, 1995), 118% (Prodi, 1997), 113% (D’Alema, 1999), 105% (Berlusconi, 2002). Poi di nuovo su nel biennio 2005-2006, fino al 106,8% del 2006, e infine una lieve flessione che ci porta ai giorni nostri: 105% nel 2008 e 103,5% nel 2009, con una previsione per il 2010 stimata per la cifra quasi tonda del 100,7%.
Nessuno può negare che durante il governo Craxi il debito crebbe, ma chi ha un barlume di onestà intellettuale deve riconoscere che a quei dieci punti di incremento si accompagnò per l’Italia uno sviluppo economico e sociale mai sperimentato dal boom del dopoguerra, frutto anche di scelte coraggiose come il taglio della scala mobile.
E che dire poi della questione morale: spesso vediamo personaggi politici nazionali che vengono inquisiti per fatti di corruzione o di malcostume. Eppure Craxi e i Socialisti non hanno più rilevanza politica da 15 anni? Dov’è andato a finire il moralismo, e il giustizialismo che una parte della politica italiana ha sbandierato ai quattro venti?
E qual è il modello di sinistra a cui oggi si dovremmo guardare? Ai modelli dell’Europa Orientale che hanno impoverito milioni di persone e ne hanno limitato la libertà?
Questi sono i temi da cui deve ripartire una moderna forza socialista e riformista , altrimenti continuerà ad esercitare un ruolo di assoluta subalternità nei confronti del centro-destra.
E in attesa che la Storia restituisca un giudizio sulla figura di Craxi non avvelenato dalle scorie dell’ideologia, vorremmo cominciare a cancellare, almeno una parte di questi ritornelli che ammorbano il dibattito politico.
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