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mercoledì 23 maggio 2012
     

Alcherigi: "Si muore sul lavoro e si muore senza lavoro"

18/02/2010 14.40.52

Tema: ATTUALITA

Argomento:

Visto: 99 volte

Citta di Castello - Una vera emergenza per l’Umbria e per l’Italia

E’ una vera emergenza per l’Umbria e per l’Italia. Le morti sul lavoro e

suicidi dei lavoratori che perdono il proprio posto di lavoro. Le regioni

nella loro autonomia sono chiamate a dare quelle risposte concrete che non

arrivano dal governo nazionale.

Non è più il tempo delle parole e affinchè il suicidio di un lavoratore a

San Giustino sia l’ultimo nella nostra regione, chiediamo come primo atto della prossima Giunta Regionale dell’Umbria l’istituzione del fondo per il reddito sociale, perché l’Italia è l’unico Paese dell’eurozona dove non esiste un sussidio unico garantito per tutti i disoccupati.

Chi perde il lavoro in Italia ha una probabilità di diventare povero sei

volte superiore alla media per questo c’è bisogno di una riforma organica, che copra tutti i tipi di lavoratori e dia certezza a chi si aspetta di essere

aiutato se perde il posto. Garantire un reddito sociale a chi perde un posto

di lavoro, qualunque posto di lavoro, a chi è alla ricerca dell’occupazione o

chi ha una retribuzione del tutto insufficiente , è una risposta che non ha

soltanto un valore morale e di solidarietà, ma è una risposta concreta ai

problemi del disagio sociale di tanti cittadini dell’Umbria che sono alle prese

con una emergenza senza precedenti che colpisce l’economia reale ed il mercato del lavoro. Questa scelta oltre a riconoscere il principio fondamentale del diritto al lavoro, deve essere un sostegno reale ai lavoratori e quindi ai giovani, alle donne a alle loro famiglie che oggi rischiano di precipitare in uno stato povertà, indigenza e disperazione. Mentre il governo Berlusconi riduce a 205 milioni di euro il fondo sociale destinato alle regioni, che nel 2007 era 975 milioni nel 2008 a 650 milioni e nel 2009 519 milioni che nel 2010 sarà affiancato dall’azzeramento del fondo sulla non autosufficienza.

Dalle parole ai fatti perché la morte di tanti lavoratori ci serva almeno a

correggere le storture di un sistema che hanno pagato pesantemente sulla

propria pelle e su quella delle proprie famiglie.

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