Alcherigi: "Scuola rubata. Quando si ruba ai bambini"

24/02/2010 15.14.05
Tema: ATTUALITA
Argomento:
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Citta di Castello - Nell’apprendere dei furti ai risparmi dei terremotati nelle scuole, mi sono vergognato
Quando si rubano i risparmi che genitori e famiglie hanno donato per i
terremotati o per le attività dei piccoli studenti vuol dire che si è toccato
un punto di non ritorno. A miseria si aggiunge miseria, a disperazione si
aggiunge disperazione e la rabbia del vedere colpire una scuola povera e
sempre più povera. Chi si accanisce sulla scuola, “rubata” dalle riforme
gelminiane/berlusconiane che illegalmente sconfessano il principio
costituzionale di una istruzione pubblica, compie un atto di una ignominia
assoluta. Violare lo spazio dei nostri figli, perché così si devono considerare
tutte le scuole dove operano i piccoli studenti o, gli adolescenti, futuro del
nostro Paese, è un gesto “folle” di disperazione, aberrante perchè considera
la scuola facile preda. E’ vero l’accanimento con il quale è colpita la
scuola pubblica non ha eguali, ma la nostra indignazione dovrebbe essere
proporzionale sempre sia per la violazione delle leggi e sia per la violazione
dei principi. Rubare vuol dire violare una legge dello stato, svuotare la
scuola vuol dire violare un principio costituzionale. Sempre di “ ladri” si
tratta sia lo si faccia per pochi baiocchi appropiandosi dei risparmi o per
tanti baiocchi regalando miliardi al profitto dei privati. Per pochi baiocchi
si penetra in uno spazio pubblico “ sacro” per la comunità, inviolabile; uno
spazio di totale legalità e protezione, dove chi opera esercita un ruolo
sociale e culturale fondamentale per la comunità ed il Paese.
Spaventa la puntualità con la quale ci si accanisce contro i risparmi donati,
la puntualità nel conoscere tempi e luoghi. E’ un caso se tutto questo
succede o piuttosto il frutto di un mondo precario, di una precarietà fatta
disperazione che diventa occasione essa stessa per violare luoghi “ sacri”
come sono le nostre scuole? E’ il frutto di un oramai consolidato degrado
sociale e culturale, dove bisogni minimi vitali non vengono garantiti, dove la
ricchezza di una parte del Paese si specchia prepotente sulla povertà sempre
maggiore di una altra parte. Rubare i risparmi dei bambini dentro una scuola è la conferma di un sistema Paese senza più valori, senza più sogni senza più
rispetto sul precipizio del fallimento morale.
Nell’apprendere dei furti ai risparmi dei terremotati nelle scuole, mi sono
vergognato. Come un ladro. Come chi ha rubato ad un bambino. Perchè noi, nell’ignavia, non solo ci siamo fatti depauperare del nostro futuro, tra precariato e disoccupazione, ma abbiamo privato i nostri bambini della capacità di rimpiangerlo, perche non apprendendo, non conoscendo i nostri figli non sapranno mai cosa vuol dire rivendicare o raggiungere e perché le variabili sono diventate troppe: nord, sud, ricco, povero ed i termini i quali
uguaglianza, redistribuzione, welfare, legalità, diritti non si rintracciano
più. Forse sarebbe il momento di tornare a riflettere su dove e quando li abbiamo gettati.
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