GDF: commercializzavano oggetti preziosi omettendo di dichiarare gli incassi al fisco

09/03/2010 17.19.25
Tema: CRONACA
Argomento:
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Arezzo - Individuate 5 aziende evasori totali. Accertata evasione per oltre 16 milioni di euro
INNell’ambito delle iniziative disposte dal Comando Provinciale della
Guardia di Finanza di Arezzo a contrasto dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale, i militari della Compagnia di San Giovanni Valdarno
hanno recentemente concluso una articolata attività ispettiva nei
confronti di cinque imprese, con sede nel valdarno aretino.
L’operazione è il frutto del sistematico approfondimento della
posizione dei nominativi emergenti dall’applicazione di criteri
connessi ad indici di pericolosità fiscale, tra i quali, nel caso
specifico, un’assidua frequentazione di casinò e la disponibilità di
auto di lusso, integrata dall’esecuzione di mirate attività di
intelligence.
Sono state così individuate dalle Fiamme Gialle un gruppo di persone,
facenti capo alla stessa famiglia, titolari di partite IVA, tutte
operanti nel settore del commercio di metalli preziosi, che avevano
omesso di presentare le prescritte dichiarazioni annuali dei redditi e
dell’IVA, nonostante disponessero di un regolare e fiorente punto
vendita, ove pure venivano puntualmente emessi i prescritti scontrini
fiscali.
Le attività ispettive, supportate anche dallo strumento delle
indagini finanziarie, che hanno consentito di reperire tutte le
operazioni bancarie poste in essere dai cinque soggetti, hanno permesso
di accertare un’ingente evasione fiscale per quasi 16 milioni di euro
di ricavi non dichiarati, circa 5 milioni di euro di IVA e di oltre 14
milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione ai fini dell’
IRAP.
I responsabili delle cinque imprese sono stati denunciati alla
Procura della Repubblica di Arezzo per i reati tributari previsti dagli
articoli 4 (omessa dichiarazione) e 10 (distruzione o occultamento
delle scritture contabili) del D. L.vo n.74/2000.
E’ stato accertato, inoltre, che in alcuni casi le imprese coinvolte
utilizzavano anche un particolare sistema truffaldino per non pagare la
merce acquistata dai fornitori, consistente nel denunciare, dopo aver
emesso gli assegni bancari a saldo degli acquisiti, il loro smarrimento
o furto, così da indurre gli Istituti di credito a bloccare i
pagamenti.
Anche tali condotte sono state segnalate alla Procura della
Repubblica di Arezzo per le ipotesi di reato previste e punite dagli
articoli 367 (simulazione di reato) e 368 (calunnia) del Codice
Penale.
L’attività di servizio in argomento rientra tra i prioritari compiti
istituzionali del Corpo tesi a garantire sia il corretto andamento del
mercato, minato da tali sleali comportamenti omissivi, che l’equitÃ
fiscale, minacciata dalla mancata partecipazione alla spesa pubblica
degli evasori.
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