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Notizie dalla Valtiberina
domenica 5 febbraio 2012
     

GDF: commercializzavano oggetti preziosi omettendo di dichiarare gli incassi al fisco

09/03/2010 17.19.25

Tema: CRONACA

Argomento:

Visto: 110 volte

Arezzo - Individuate 5 aziende evasori totali. Accertata evasione per oltre 16 milioni di euro

INNell’ambito delle iniziative disposte dal Comando Provinciale della

Guardia di Finanza di Arezzo a contrasto dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale, i militari della Compagnia di San Giovanni Valdarno

hanno recentemente concluso una articolata attività ispettiva nei

confronti di cinque imprese, con sede nel valdarno aretino.

L’operazione è il frutto del sistematico approfondimento della

posizione dei nominativi emergenti dall’applicazione di criteri

connessi ad indici di pericolosità fiscale, tra i quali, nel caso

specifico, un’assidua frequentazione di casinò e la disponibilità di

auto di lusso, integrata dall’esecuzione di mirate attività di

intelligence.

Sono state così individuate dalle Fiamme Gialle un gruppo di persone,

facenti capo alla stessa famiglia, titolari di partite IVA, tutte

operanti nel settore del commercio di metalli preziosi, che avevano

omesso di presentare le prescritte dichiarazioni annuali dei redditi e

dell’IVA, nonostante disponessero di un regolare e fiorente punto

vendita, ove pure venivano puntualmente emessi i prescritti scontrini

fiscali.

Le attività ispettive, supportate anche dallo strumento delle

indagini finanziarie, che hanno consentito di reperire tutte le

operazioni bancarie poste in essere dai cinque soggetti, hanno permesso

di accertare un’ingente evasione fiscale per quasi 16 milioni di euro

di ricavi non dichiarati, circa 5 milioni di euro di IVA e di oltre 14

milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione ai fini dell’

IRAP.

I responsabili delle cinque imprese sono stati denunciati alla

Procura della Repubblica di Arezzo per i reati tributari previsti dagli

articoli 4 (omessa dichiarazione) e 10 (distruzione o occultamento

delle scritture contabili) del D. L.vo n.74/2000.

E’ stato accertato, inoltre, che in alcuni casi le imprese coinvolte

utilizzavano anche un particolare sistema truffaldino per non pagare la

merce acquistata dai fornitori, consistente nel denunciare, dopo aver

emesso gli assegni bancari a saldo degli acquisiti, il loro smarrimento

o furto, così da indurre gli Istituti di credito a bloccare i

pagamenti.

Anche tali condotte sono state segnalate alla Procura della

Repubblica di Arezzo per le ipotesi di reato previste e punite dagli

articoli 367 (simulazione di reato) e 368 (calunnia) del Codice

Penale.

L’attività di servizio in argomento rientra tra i prioritari compiti

istituzionali del Corpo tesi a garantire sia il corretto andamento del

mercato, minato da tali sleali comportamenti omissivi, che l’equitÃ

fiscale, minacciata dalla mancata partecipazione alla spesa pubblica

degli evasori.

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