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Notizie dalla Valtiberina
giovedì 29 luglio 2010
     

Per la prima lezione di “Agorà” è salito in cattedra il prof. Sergio Rondinara

09/03/2010 8.57.29

Tema: ATTUALITA

Argomento:

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Valtiberina - Ha tenuto una relazione sul tema "Crisi ambientale: crisi antropologica"

Per la prima lezione di “Agorà”, la scuola di formazione politica e sociale (promossa dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali, il lavoro, la pace e la salvaguardia del creato, in collaborazione dell’Ufficio cultura e comunicazioni sociali), quest’anno giunta al quarto anno e dedicata al tema Persona, sviluppo e territorio, è salito in cattedra il prof. Sergio Rondinara (Istituto Universitario Sophia), il quale ha tenuto una relazione sul tema Crisi ambientale: crisi antropologica. Quest’anno “Agorà” dedica il suo ciclo di lezioni e incontri pubblici alla tematica Persona, sviluppo e territorio. Se nel primo incontro pubblico il professor Antonio Pieretti ha illustrato brillantemente il concetto di “persona”, in questa prima lezione, tenuta presso la sala S. Stefano del Palazzo Vescovile e moderata da Giuseppe Rossi, Rondinara ha delucidato il significato di “ambiente” e di “natura”, riconducendolo alla problematica antropologica.

“La crisi ambientale – ha esordito Rondinara – è il deterioramento del rapporto tra società umana ed ambiente naturale tipico dei paesi industrializzati. Vivendo sempre meno a contatto con la natura, ci scopriamo più impoveriti nella nostra identità: denaturalizzazione della persona”. Ciò ha portato a delle drammatiche conseguenze: “La crisi ambientale è crisi antropologica, figlia di una precisa concezione dell’uomo moderno, che si è autonominato padrone assoluto della natura e del proprio destino”.

Come possiamo superare questa crisi? Così risponde Rondinara: “La crisi ambientale non può essere superata con provvedimenti esclusivamente tecnico-scientifici-economici, poiché essa ha le sue radici in alcune direttive dello spirito umano che ci hanno condotto a fare propri alcuni valori e categorie e non si potrà avere un vero cambiamento se non correggendo questi valori e categorie”. Correggere valori e categorie non sembra un’operazione facile. Occorre infatti “recuperare quelle tradizioni che hanno segnato il passato pre-industriale delle generazioni che ci hanno preceduto per potervi riscoprire elementi vitali, quali atteggiamenti, comportamenti e forme educative di un rapporto con la natura ricco di significati”. E’ indispensabile, inoltre, “riscoprire quegli elementi vitali della civiltà agricola e contadina, che nella loro ricchezza simbolica, sapienziale, religiosa, artistica ancora oggi possono esserci di luce per recuperare, all’interno di una società artificializzata, il significato delle relazioni che ci legano alla natura”.

Cosa possono fare i cristiani per uscire da questa duplice crisi ambientale e antropologica? “La natura – ha concluso Rondinara – deve essere considerata come una auto-manifestazione da parte di Dio in cui la creazione è espressione, simbolo e sacramento del suo Creatore. Secondo una prospettiva escatologica, la persona umana, mediante il suo agire, è chiamata ad essere il compagno di viaggio che guida la natura nel suo itinerario verso Dio. Itinerario che attraversa tutta la storia per approdare ai cieli nuovi e terra nuova”.

Prossimo appuntamento sabato 13 marzo, alle ore 17, presso la Sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile, con la seconda lezione “Lo sviluppo e i territori”, tenuta dalla professoressa Maria Teresa Gattullo, con presentazione dell’avvocato Rossella Tricarico.

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