Accedi    Registrazione
Notizie dalla Valtiberina
mercoledì 23 maggio 2012
     

Diocesi: tutte le tappe che ci avvicinano alla Santa Pasqua

02/04/2010 8.53.42

Tema: ATTUALITA

Argomento:

Visto: 74 volte

Citta di Castello - All'omelia il vescovo ha letto la lettera inviata al clero diocesano

Nella mattina di giovedì 1 aprile il vescovo di Città di Castello, mons. Domenico Cancian, ha presieduto la celebrazione della Messa

Crismale nella Basilica Cattedrale, alla quale hanno partecipato pressoché tutti i preti diocesani, secolari e regolari, e i seminaristi

della Diocesi. All'omelia il vescovo ha letto la lettera inviata al clero diocesano, il cui testo è riportato nel file allegato. Nel pomeriggio mons. Cancian ha presieduto la celebrazione della Messa

nella cena del Signore in Cattedrale. Venerdì 2 aprile il vescovo presiede la celebrazione della Passione del Signore alle ore 18 e sabato 3 aprile la celebrazione della solenne Veglia Pasquale alle ore 21,30 (sempre in Cattedrale).

LETTERA AI SACERDOTI IN OCCASIONE DEL GIOVEDÌ SANTO 2010

Carissimo Padre e Vescovo emerito Pellegrino Tomaso,

Carissimi confratelli sacerdoti e diaconi,

non intendo fare un’omelia, ma aprire il mio cuore a voi attraverso una sorta di lettera che vi consegno. Pur consapevole della mia pochezza, non posso non comunicarvi i sentimenti che provengono dall’essere stato consacrato e mandato in mezzo a voi come padre, fratello, amico. E’ grazia del Signore per me; vorrei sperare che lo sia anche per voi, facendo affidamento sulla vostra fede e sulla vostra carità.

Quanto vi dico vuol essere un piccolo dono in occasione dell’anno sacerdotale, in questo momento della solenne celebrazione della Messa del Crisma, in cui tutto il Presbiterio della nostra Chiesa si ritrova nella massima intimità amicale con Cristo Gesù e nella fraternità sacramentale che ci lega gli uni gli altri.

Preghiamo lo Spirito di Gesù e la Vergine Maria di farci avvertire il mistero d’Amore del primo Giovedì Santo nel Cenacolo di Gerusalemme.

Chiedo ai fedeli e alle religiose presenti di non sentirsi estranei, anzi di condividere con la preghiera e l’affetto questo momento, ricordando che tutti insieme siamo Chiesa, ossia popolo sacerdotale, regale e profetico. Le vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa e laicale cristiana sono specifiche e allo stesso tempo complementari.

Carissimi sacerdoti, voglio anzitutto con voi esprimere la profonda gratitudine al Signore Gesù per aver istituito in quell’ultima sera della sua vita il Sacerdozio e l’Eucaristia, come massima espressione del suo rimanere con noi. L’Eucaristia e il Sacerdozio sono il “Sacramentum caritatis”. Mistero di Amore: da credere, da celebrare e soprattutto da vivere (cf Sacramentum Caritatis, Esortaz. Apost. Post-sinodale, 2007).

Il Triduo pasquale dell’anno del Signore 2010 a cui diamo inizio con questa celebrazione della Messa del Crisma ci ricorda che la Chiesa nasce dalla Pasqua di Gesù. Da Gerusalemme a Roma, da Roma a Città di Castello in una storia bimillenaria: ecco l’itinerario storico – geografico che congiunge Gesù a noi.

Benediciamo questa nostra madre Chiesa tifernate, alla quale abbiamo la grazia di appartenere. Siamo grati soprattutto ai santi, a cominciare da S. Crescenziano e dai primi martiri, ai grandi patroni Florido, Amanzio e Donnino, fino al Beato Carlo Liviero, di cui quest’anno ricordiamo il centenario di consacrazione a vescovo e di inizio del ministero episcopale a Città di Castello. Ed insieme a loro siamo grati all’immensa folla delle generazioni cristiane che hanno reso bella, anche culturalmente, questa Chiesa.

Voglio in particolare ricordare in benedizione tutti i presbiteri e i diaconi che hanno svolto con generosità e sacrificio il ministero. Il nostro carissimo don Edoardo ha richiamato alla nostra memoria circa 80 sacerdoti defunti negli ultimi 50 anni. Oggi noi siamo, per grazia di Dio, il presbiterio di questa Chiesa che ci ha generato alla fede in Cristo, trasmessaci dalle persone credenti che ci hanno preceduto.

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. Gesù riferisce a Sé il compimento della profezia. Lui è il Cristo, l’Unto del Signore, pieno in modo sommo dello Spirito di Dio, dal quale si è lasciato guidare per obbedire in tutto al Padre e realizzare la salvezza del mondo.

Gesù è l’unico Sommo Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza perché ha offerto se stesso. “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato … Allora ho detto: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà»” (Eb 10,5-7).

Gesù è il Sommo Sacerdote misericordioso che sa compatire le nostre debolezze perché “è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato” (Eb 4,15), perché ha imparato l’obbedienza da ciò che ha patito per salvare noi tutti (Cf Eb 5,8-9), perché nei giorni della sua vita terrena ha offerto preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime ed ora presso il Padre continua a intercedere per noi ( cf Eb 5,7).

Fra poco ci domanderemo, fratelli sacerdoti e diaconi, se vogliamo unirci intimamente al Signore Gesù, modello del nostro sacerdozio, rinunziando a noi stessi e confermando i sacri impegni, spinti dall’amore di Cristo. E’ questo il punto centrale della nostra vita che evoca da un lato tutta la gioia e la bellezza dell’essere per pura grazia amici di Gesù e dall’altra la grandissima responsabilità del custodire e sviluppare questo dono.

“Non voi avete scelto me, mai io ho scelto voi” (Gv 5,16)

“Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15,14).

Possiamo sinceramente dire di essere preti gioiosi e fedeli perché veri amici di Gesù che riempie il nostro cuore di Amore? Non lasciamo passare questo giorno santo, senza dare la risposta vera. Che in fondo è la risposta alla domanda di Gesù: “Pietro, mi ami tu?” Solo accogliendo l’amore e l’amicizia con Gesù come “grazia ontologica”, ossia come grazia che cambia il nostro cuore, possiamo pascere il gregge del Signore.

Il nostro rapporto profondo con Gesù implica, lo sapete fratelli, lo stare a lungo con Lui nella preghiera, così come Gesù era una sola cosa col Padre. Credo che dovremo pregare di più nella nostra chiesa e nella nostra stanza, pregare senza stancarci, in modo che anche la nostra attività pastorale sia offerta a Dio gradita. Occorre una forte spiritualità come fondamento.

Condividi la notizia!

I commenti dei lettori

Fai Login al sito: click qui

Non sei ancora registrato? fai click qui

Inserisci il tuo commento (max 2000 caratteri):



*

 

Segnala l'articolo ad un amico

Il tuo nome
 
La tua email
   
Nome dell'amico
 
Email dell'amico
   
Inserisci un messaggio per il tuo amico (facoltativo):

*
(*) Contro un uso improprio, l'uso di questo servizio e' monitorizzato.

 

Annunci Immobiliari Lavoro Auto Moto Valtiberina

 
  Privacy - Copyright Euromedia Communications P.IVA 02487440543