"Autonomia responsabilizzante" ancora un appuntamento con “Letture Tifernati”

06/04/2010 14.27.34
Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI
Argomento:
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Citta di Castello - Venerdì 9 aprile ale ore 17,30 nella Sala degli Specchi di Palazzo Bufalini
Ancora un appuntamento con “Letture Tifernati” il ciclo presentazione delle ultime novità letterarie “in qualche modo collegate con la realtà locale” promosso da assessorato alle politiche culturali e Biblioteca Comunale. Venerdì 9 aprile ale ore 17,30 nella Sala degli Specchi di Palazzo Bufalini in piazza Matteotti si parlerà de “L’autonomia responsabilizzante. La Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia dal 1946 al 1986” (Editoriale B. M. Italiana). All’incontro, coordinato e condotto da Lanfranco Rosati e Rosario Salvato, parteciperanno l’autore del libro Mario Casenghi e Don Marcello Bolzanello direttore della Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia che fu ideata dal tifernate Getulio Tullio) Granci. Nato a Città di Castello il 10 giugno del 1914 a San Martin D’Upò Granci, visti i lunghi periodi di lontananza dal capoluogo tifernate, è sempre stato conosciuto ed identificato come “il figlio della Maddalena” figura molto nota in città per la sua attività nella parrocchia di San Michele Arcangelo nel rione S. Giacomo. Appreso l’afflato in ambiente scoutistico si trasferisce a Milano per proseguire gli stidi alla Cattolica ed entra nella Compagnia di San Paolo istituto secolare fortemente impegnato sul versante della liberta e dell’impegno solare. A 35 anni Granci viene inviato dalla stessa Compagnia al neonato Villaggio del Fanciullo allora chiamato idiS.Marinella e in seguito divenuto la Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia per assumerne la responsabilità “della direzione pedagogica ed organizzativa”. Un’esperienza che si protrarrà per quaranta anni basata “su quei valori umani e di cittadinanza vissuti in quel contesto che diventeranno per i ragazzi un patrimonio personale non per imposizione, ma per intima convinzione maturata attraverso un modello di società reale adatta a loro ed un modello di vita fornito a educatori sensibili e preparati”. Un fatto educativo che diviene attivismo pedagogico” chiave e sintesi di “quell’autogoverno responsabilizzate” che è l’elemento caratterizzante e identificativo del Villaggio stesso e del suo spirito per forgiare il “cittadino onesto”. Granci muore a Milano nel 1995.
TULLIO GRANCI
Educatore Tifernate
Cenni biografici
Getullio Granci, per tutti, Tullio, era nato a Città di Castello, Vocabolo Montalbano della frazione di San Martino D’Upò, il 10 giugno 1914 , da Eugenio e Maddalena Pauselli. Era il primo di due fratelli. A quattro anni rimase orfano del padre che morì al termine della prima guerra mondiale 1915-18. Il fratello, Guerrino morirà come aviatore in Africa settentrionale nei combattimenti aerei della seconda guerra mondiale.
In Città di Castello, data la sua lontananza da anni, era più conosciuto, ed identificato, come il figlio della Maddalena, figura molto nota in città per la sua attività presso la parrocchia San Michele Arcangelo nel rione San Giacomo e della quale si trova un interessante ritratto nel volume, “Città di Castello: più volti … una storia” di Torquato Sergenti dove si ricorda, anche, come “spesso le faceva visita il suo amatissimo figlio Tullio, direttore della Repubblica dei ragazzi di Civitavecchia”. Molti anziani lo ricordano ancora quando alla mamma faceva visita portando con sé qualche ragazzo del Villaggio.
Tullio ha frequentato le scuole diocesane e l’ambiente socio educativo di Città di Castello dove esisteva e si stava consolidando, un clima di promozione sociale, culturale ed educativo molto vivace, sia con l’azione di rinnovamento e l’apertura di scuole per l’istruzione e la formazione professionale per le classi lavoratrici e mezzadre, intrapresa fin dall’inizio del ‘900 da Alice Franchetti con la fondazione delle Scuole della “Montesca” e di “Rovigliano”, nelle quali operò anche Maria Montessori e la francese Lucia Latter, e, sia, successivamente, per opera del Vescovo Carlo Liviero, che ad appena quattro mesi dal suo ingresso, 1910, fondò una scuola elementare privata, per poi proseguire con le scuole materne e superiori, la scuola tipografica con tipografia oltre ad altre attività sociali per anziani e, soprattutto, per i giovani come gli oratori con sala cinematografica, l’Azione Cattolica Italiana ed attività estive, anche marine.
L’afflato educativo, Tullio, lo aveva acquisito nell’ambiente scoutistico del territorio della sua Alta Valle del Tevere e raccontava, tra l’altro, di aver partecipato con il gruppo di Città di Castello, insieme a gruppi scout marchigiani, alla posa della Croce sul Monte Nerone. Vicino alla casa paterna sorgeva, allora, la casa dei Giovani Esploratori Cattolici Italiani (ASCI). Era entrato nel branco dei Lupetti a otto anni e da allora ebbe inizio la sua formazione umana e prese a germogliare in lui una determinata vocazione A dodici anni era diventato Esploratore e pochi mesi dopo era caposquadriglia delle “Aquile” con entusiasmo e buon senso, fino allo scioglimento del Movimento scoutistico nel 1928 a seguito delle leggi fasciste. Ricordava con commozione il momento della riposizione delle insegne Scout. Lo scoutismo gli aveva dato intense soddisfazioni, come diceva, perché lo aveva praticato con serietà, ed in cuor suo sentiva già ciò che più tardi avrebbe ripetuto a Milano insieme ad altri scout delle “Aquile Randage”: “non è giusto, e noi non accettiamo che ci venga impedito di vivere insieme, secondo la nostra Legge: legge di lealtà, di libertà, di fraternità. Noi continueremo a fare del nostro meglio per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili. Noi continueremo a cercare nella natura la voce del Creatore e l’ambiente per rendere più forte il corpo ed il nostro spirito”. (Di ciò vi è traccia anche nel manoscritto “Siamo in cordata”, scritto da Tullio, ma non pubblicato.)
Successivamente Tullio, era partito per Milano per proseguire gli studi ed entrare nell’allora giovane Compagnia di San Paolo, consona al suo spirito che amava fortemente la libertà e l’impegno sociale e civile, come affermava lui stesso. La Compagnia, prima espressione di istituto secolare ( cioè per laici), era stata fondata dal Card Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano, per la promozione sociale e culturale della gioventù e delle persone in difficoltà.
A Milano, Tullio, ha frequentato tra l’altro, l’ambiente culturale e socio - educativo dell’Università Cattolica ed i corsi per l’insegnamento religioso nelle scuole statali ed ha sempre seguito anche il movimento scoutistico con interesse ed intensità già nel periodo del “silenzio” dello stesso, essendo coinvolto nella ricostruzione del Reparto Milano XI. Ha partecipato attivamente alle vicende della costruzione/ricostruzione dello scoutismo lombardo a diretto contatto con i massimi rappresentanti dello stesso, come Baden (Andrea Ghetti) e Kelly (Giulio Cesare Uccellini), ideatori delle “Aquile Randagie”, nucleo lombardo dello scoutismo nascosto, particolarmente vivace, nel periodo, così detto, della “Giungla Silente”, 1928 -1945. Con ciò ha partecipato attivamente anche alle varie avvincenti vicende e discussioni accese per dare una certa continuità allo scoutismo cattolico, sull’inserimento o meno del movimento scoutistico (ASCI) entro il grande alveo dell’Azione Cattolica Italiana, unica associazione riconosciuta dal regime. Ha preferito operare per favorire adattamenti metodologici ed ideali in attesa di uscire dal grande “silenzio”, essendo tra coloro che manifestavano la convinzione, che, “qualunque modificazione nelle sue forme organizzative e, nelle sue costituzioni interne, avrebbe tolto al Metodo Scout gran parte del suo esistere. Lo scoutismo cattolico, ed in particolare quello lombardo, infatti, anche nel silenzio, stava acquisendo una sua specifica spiritualità ed idealità, in collegamento, per quanto possibile con quello francese, ed in assenza della quale identità lo stesso Metodo Scout sarebbe stato ridotto a semplice metodo di attivismo pedagogico”. In altre parole, era necessario mantenere e dare sostanza, cioè, finalizzazione reale, all’organizzazione esteriore, come del resto Tullio farà in seguito al Villaggio. Ha collaborato attivamente anche all’effettiva ed efficace “Resistenza” che, nel periodo 1938 - 1945, le “Aquile Randagie”, insieme con altre associazioni cattoliche e laiche, riuniti nell’acronimo OSCAR (Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati, dove per ragioni di prudenza, la parola Scoutistica fu poi trasformata in “Soccorso” ) fecero al nazi-fascismo, non tanto con le armi, quanto seguendo il loro impegno del “servizio”. Ed allora OSCAR fronteggerà i diversi periodi della persecuzione nazifascista, tra l’altro, facendo espatriare in Svizzera 2166 persone: militari, renitenti alla leva della Repubblica di Salò ed ebrei ma anche mettendo in preallarme, molti ricercati. A queste attività partecipa anche “l’Aquila Randagia” Dino Del Bo’, perugino trapiantato a Milano, che viene giustiziato.
In quegli anni, d’intenso lavorio educativo-organizzativo interno al movimento ed esterno con varie altre componenti cattoliche ed in primo luogo, con l’Azione Cattolica Italiana (ACI), Tullio ha conosciuto e operato a stretto contatto ed in amicizia, come ricordava lui stesso, anche con Carlo Urru che poi ritroverà, dopo tanti anni e con grande gioia, Vescovo nella sua Città di Castello.
A Milano, ha lavorato nelle “Scuole serali per lavoratori Cardinal Ferrari” che ha anche diretto a lungo. Trentacinquenne, è stato inviato dalla Direzione generale della Compagnia al neonato Villaggio del Fanciullo, chiamato allora di Santa Marinella, in seguito, Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia, con la responsabilità della direzione pedagogica ed organizzativa. In tale situazione ha potuto sviluppare autonomamente tutta la propria competenza educativa unita all’afflato pedagogico personale ed all’esperienza fatta in quel periodo difficile.
L’Istituto in quegli anni, prevedeva l’ammissione, senza alcuna formalità di giovani disadattati, in età compresa tra i dieci ed i quattordici anni, a causa di problemi caratteriali o ambientali, oltre che familiari e con pesanti problemi psicologici e morali oltre che fisici, da collegare ad una guerra persa e non solo nel senso strettamente militare. Quei giovani, spesso appartenenti agli “sciuscià” di Roma, hanno trovato, o ritrovato, in questa piccola Repubblica, quei valori umani e di cittadinanza, che diventeranno un patrimonio personale non per imposizione, ma per intima convinzione maturata attraverso un modello di società real,e ma adatta a loro e un modello di vita esemplare fornito da educatori sensibili e preparati.
Alla Repubblica dei Ragazzi Tullio ha operato attivamente per 40 anni dando il senso pedagogico e fornendo un’anima all’intervento educativo-assistenziale che era stato iniziato secondo i canoni del movimento attivistico in particolare di tipo nord-europeo, come richiamava il Ferrière, ed ha permesso all’istituzione di ricercare e sviluppare in autonomia il proprio indirizzo educativo.
Per le profonde convinzioni sull’uomo, sul cristiano e sulla libertà che, come detto, lo avevano portato a scegliere uno stile di vita impegnativo entrando nella giovane “Compagnia” Cardinal Ferrari di Milano, per l’afflato sociale ed educativo assorbito in giovinezza nella sua Città di Castello, proseguito in quello scoutistico milanese sia nel periodo del silenzio, sia della sua rinascita, Tullio Granci ha intuito che le metodologie non valgono per se stesse ma sono in funzione del fatto educativo come intervento pensato e finalizzato e, quindi, che anche all’attivismo pedagogico, così come era stato concepito e vissuto da un anno al Villaggio del Fanciullo, bisognasse dare un’anima e una direzione di senso. Tullio, pertanto, aveva intuito ed attuato, non senza incomprensioni, quello che la pedagogia ufficiale riconoscerà più tardi, come ammette anche il prof. Bertolini nella riedizione del proprio Dizionario di Pedagogia, laddove afferma, che, per superare i limiti pedagogici dell’autogoverno “è consigliabile” l’uso di una certa elasticità e la “sua integrazione con altre prospettive e metodologie pedagogiche”.
E’ proprio ciò che aveva fatto Tullio. La costruzione pedagogica dell’autogoverno responsabilizzante vissuto al Villaggio, ma anche della didattica responsabilizzante ivi attuata, infatti, si presenta come il risultato di una sintesi personale tra il movimento delle Scuole Nuove, l’Attivismo pedagogico prevalentemente di matrice francese (tra cui C. Demolins, R.Cousinet, E. Devaud e J. Maritain), il metodo Scoutistico con tutto il travaglio che lo aveva caratterizzato nel periodo del “silenzio” e della ricostruzione, ed il Sistema preventivo di Don Bosco. Tale sintesi è stata calata nella realtà vissuta per un anno dalla piccola comunità e vivificata dall’intenzione precisa di rispettare e valorizzare la persona autenticamente intesa, quindi il ragazzo, attraverso l’attuazione concreta del concetto “la vita è scuola”, onde lo stesso ragazzo si possa realizzare in tutte le sue dimensioni, armonicamente coordinate e valorizzate: una scuola di vita impostata sulle basi della fraternità, dell’onore, dell’alto senso di responsabilità, dell’amicizia con tutti, dell’educazione individuale nell’insieme sociale, e della piena libertà interiore e di coscienza.
Tullio ha scritto nei suoi appunti:
“E’ necessario sviluppare una pedagogia di ottimismo e di fiducia, che esalti e valorizzi la potenzialità dei ragazzi e le loro possibilità”, perciò “Ho offerto un ambiente sociale e familiare di rispetto e fiducia perché tale ambiente era mancato, invece, accettandolo, è diventato, per il ragazzo, punto di partenza educativo, in quanto voluto.”
Il fine educativo ricercato e voluto, pertanto, è stato quello di far emergere il Cittadino onesto, meta che Tullio aveva sintetizzato nella locuzione da lui forgiata, “Spirito del Villaggio”, icona dei concetti di “Lealtà, Giustizia, Libertà nella Fraternità” e che è stato il ritornello nella bocca e nel cuore dei cittadini del Villaggio e che continua anche negli ex cittadini.
Tullio Granci moriva a Milano il 16 novembre 1995, dove, negli ultimi anni, era stato richiamato per gravi motivi di salute.
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