Un tifernate nella città dei ragazzi

14/04/2010 14.53.45
Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI
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Citta di Castello - Letture tifernati incontra tullio Granci
Il ruolo di un tifernate nella definizione di un metodo pedagogico che ha fatto storia nell’Italia del Dopoguerra, aiutando a crescere una generazione di bambini, sopravvissuta e spesso segnata dalla guerra: questo il tema di partenza della presentazione del libro “L’autonomia responsabilizzante”, dedicato alla repubblica dei ragazzi di Civitavecchia e al tifernate che per decenni la diresse, Tullio Granci. Volta pagina “Letture tifernati”, incontri con autori in qualche modo legati alla città, che l’Amministrazione sta promuovendo in questo periodo. Dopo la scrittura evocativa e surreale di Luca Ciarabelli con il “Paese dei pescidoro”, nella sala degli Specchi del Circolo degli Illuminati, Mario Casenghi, studioso anche in Umbria dove ha promosso diverse iniziative istituzionali con la Regione, ha parlato dei valori che hanno informato la Repubblica dei ragazzi - autogoverno, responsabilità e solidarietà e l’esempio dei suoi educatori. Protagonista di questa esperienza è stato Getullio Granci, che da una formazione scoutistica giunge ad una pedagogia civica, sviluppando le correnti francesi della seconda metà del Novecento. L’iniziativa è stata aperta dall’assessore alle Politiche culturali Rossella Cestini, che ha sottolineato come “sul fronte dell’educazione, Città di Castello abbia un humus molto prolifico a partire dalle scuole fondate da Alice Franchetti a Montesca e Rovigliano. Era anni, quelli in cui visse Granci e più in generale si sviluppò la Repubblica dei ragazzi, in cui si pensava che la società forse con troppo spirito positivista potesse essere liberante per tutti e che tutti dovessero avere un’opportunità. Meccanismi che oggi sono più lenti anche a causa di una complessità maggiore sociale e dell’assenza di un quadro di valori condiviso”. Oltre all’autore, sono intervenuti don Marcello Bolzanello, attuale direttore della Repubblica dei ragazzi, che ha spiegato come “l’autogoverno non fosse una finzione ma una pratica quotidiana nel prendere decisione e darsi regole”, Lanfranco Rosati che ha ripercorso le principali scuole pedagogiche del Novecento e Rosario Salvato che ha proposto una lettura sulla portata storica e l’attuale di questo piccolo ‘stato nello stato’.
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