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giovedì 24 maggio 2012
     

Ulteriore proroga per la domanda al conseguimento della qualifica di Restauratore

27/04/2010 14.34.00

Tema: ATTUALITA

Argomento:

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Umbria - CNA Umbria “Buon segnale ma rivedere anche la norma che rischia di falcidiare le imprese"

E’ prorogato al 30 giugno il termine per la presentazione delle domande per l’ottenimento della qualifica di “Restauratore di beni culturali e di Collaboratore restauratore di beni culturali” ed al 30 settembre 2010 quello per la trasmissione telematica delle attestazioni in ordine alla attività di restauro rilasciate da soggetti diversi dagli organi del MiBAC. A circa due mesi dalla scadenza le imprese umbre del settore sono ancora in grosse difficoltà e molte rischiano di non riuscire a conquistare il titolo che permetterà loro di continuare a lavorare. Principale accusata, ancora una volta, la eccessiva complessità della normativa di riferimento (il D.M. 53 del 2009), spesso contraddittoria e per alcuni versi inapplicabile. I numerosi e frequenti ritocchi apportati alle sue disposizioni nel corso degli ultimi mesi, fa sapere CNA, hanno contribuito, infine, a rendere la procedura di compilazione della domanda ancora più difficoltosa ed incerta.

“Consideriamo la proroga un buon segnale, ma continuiamo a chiedere che venga istituito un tavolo di confronto con la partecipazione delle Amministrazioni competenti, delle Regioni e delle Organizzazioni rappresentative delle imprese del restauro per definire integrazioni e miglioramenti da apportare alla disciplina sulla qualificazione dei restauratori”, aggiunge Cna. “Ricordiamo che la norma - puntualizza l’Associazione - non riconosce alcun titolo a chi ha lavorato dal 2001 in poi e pone barriere davvero inspiegabili anche a chi ha operato negli anni precedenti a quella data: insomma decide di cancellare almeno una generazione, se non due, di Restauratori”. In Umbria, puntualizza CNA, sono in pericolo centinaia di imprese artigiane che da decenni operano sul nostro territorio con grande competenza nel restauro dei beni tutelati dalle Sovraintendenze”. “E’ un intero patrimonio che rischia di essere falcidiato da una legge che, con un po’ di buon senso, potrebbe essere migliorata e contribuire, realmente, al processo di qualificazione del settore. Nessuno nega, o ha mai negato, l'indispensabilità di dare regole certe al settore in questione dopo decenni di incertezze, ma va sottolineato - aggiunge Mauro Spigarelli Presidente Cna Artistico e Tradizionale - che non si sana una situazione complicata (peraltro non certo per volere da chi la subisce, ovvero le imprese e i dipendenti del settore) facendo tabula rasa dell'esistente, con una norma che tocca in più punti l'incostituzionalità. Ci troviamo infatti di fronte a un caso quasi unico di legge retroattiva che, con la giustificazione di un riordino del settore, sta provocando un assurdo sconquasso nella realtà lavorativa dei restauratori, con la prospettiva di vedere espulsi dal mercato migliaia di operatori con decenni di attività sulle spalle. Ma non c’è solo l’aspetto economico. In un ambito come questo il titolo di studio è importante sì, ma ancor più importante è il saper fare. Le nuove norme, invece, impediscono la trasmissione alle nuove generazioni di quei saperi tradizionali che fanno parte del nostro patrimonio storico e culturale. Di fatto siamo in presenza della sottovalutazione e dello screditamento del processo formativo che si svolge all’interno dell’impresa e dell’impresa stessa. Molti giovani imprenditori del restauro si sono già arresi perché consapevoli di non poter superare l’esame, e molti dei restauratori che operano in questo settore da anni, protagonisti di restauri importanti su opere d’arte indiscusse, rischiano di non ottenere il riconoscimento della qualifica”. Auspichiamo a questo punto, conclude CNA, che il ministro Bondi dia avvio, in tempi brevi, a un tavolo di confronto, più volte promesso, con le associazioni di rappresentanza dei restauratori, per apportare le necessarie modifiche alla nuova disciplina di regolamentazione di un settore professionale fondamentale per la tutela del nostro patrimonio artistico. Si tratta, in sostanza, di portare «certezza e trasparenza» nel restauro, un settore già fortemente penalizzato sul fronte delle risorse, senza tuttavia derogare a una rigorosa valutazione delle capacità professionale dei singoli operatori. Non permetteremo perciò che decenni di esperienza in un settore delicato come quello del restauro dei beni artistici e culturali, che richiede un elevato grado di specializzazione, vengano cancellati con un colpo di spugna.

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