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Notizie dalla Valtiberina
giovedì 9 febbraio 2012
     

Il Laboratorio teatrale del Liceo "Plinio il Giovane" presenta «Sogno d 1 ntt d 1/2 estt»

 

17/05/2010 14.48.51

Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI

Argomento:

Visto: 281 volte

Citta di Castello - Un libero adattamento dal testo originale di W. Shakespeare

Si terrà presso il Teatro degli Illuminati di Città di Castello, il 20 maggio 2010, alle ore 9.00 – 11.00 – 21.00.

INTERPRETI

Bacinelli Nicola Iacomelli Annalisa

Barberini Marta Lucchetti Lucrezia

Benedetti Giulia Mariucci Marta

Bocciolesi Filippo Menichetti Giacomo

Bucci Alessandro Migliarotti Francesco

Conichesi Iacopo Paci Matilde

Cappannella Sara Pitocchi Nicola

Crociani Federica Polchi Beatrice

Di Stefano Vittoria Preghitz Monalisa

Fouad Sofien Valenti Chiara

Galvani Chiara Vella Francesca

Gimigliano Niccolò

COORDINAMENTO: DONATELLA TRAVERSINI

REGIA DI LUCA RICCI con la collaborazione di MASSIMO BONCOMPAGNI

Luca Ricci, autore e regista teatrale, si forma attraverso vari stage e seminari con F. Di Francescantonio, D. Manfredini, G. Guccini, L. Curino, V. Sieni, R. Molinari, e poi nel lavoro con la compagnia Capo Trave, che fonda nel 2003. È stato assistente di Marco Martinelli del Teatro delle Albe.

Diplomato come regista teatrale e d’opera lirica nel corso biennale organizzato dal Piccolo Teatro di Milano e dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, da allora lavora in due dimensioni completamente opposte tra loro: i grandi spettacoli del teatro d’opera, come assistente, in alcuni tra i teatri più importanti del mondo (Maggio Musicale Fiorentino, Scala di Milano, Arena di Verona, Marsiglia, Parigi, Bruxelles, ecc), i piccoli spettacoli della produzione della propria compagnia, come drammaturgo e regista. La grande macchina spettacolare da un lato, e il lavoro artigianale dall’altro.

È ideatore e direttore artistico del festival Kilowatt.

NOTE DI REGIA

Il “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare è l’opera dell’amore e della giovinezza. È l’opera della scoperta della sessualità, delle curiosità e degli sconvolgimenti che questa scoperta porta con sé.

Scritto nell’Inghilterra elisabettiana all’inizio del 1500, il “Sogno” è fantasticamente ambientato nell’Atene classica. Ma questa collocazione nel passato serve solo a dare all’opera una connotazione simbolica. Infatti, nello scritto originale di Shakespeare ci sono decine di rimandi alla contemporaneità dell’Inghilterra del 1500, ma anche parole, canti e modelli teatrali prettamente medievali, insomma, il testo è un vero guazzabuglio di epoche e stili, con l’unico obiettivo – riuscitissimo – di farne un’opera fuori da ogni epoca.

La vicenda si può sintetizzare nella fuga notturna di quattro ragazzi in un bosco, dove essi vivranno esperienze magiche e poetiche che li cambieranno per sempre. Ma tutto questo non è forse una metafora della scoperta della sessualità da parte di ogni giovane? Non è vero che da quell’epoca di rimescolamenti, che è l’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, usciamo tutti un po’ cambiati, come dopo un sogno o una visione, come dopo qualcosa che non sappiamo spiegarci bene ma che ci rende diversi da come eravamo prima? Il bosco notturno come metafora, dunque: è qualcosa dentro cui entriamo e che ci cambia per sempre. Perdiamo l’innocenza dell’infanzia,e usciamo fuori da adulti.

Per questo l’opera si chiama “sogno”, perché nessuno di noi adulti può spiegare bene, a posteriori, come quel cambiamento sia avvenuto, e nessun ragazzo, che ci sta dentro sino al collo, è in grado di capirlo con l’intelligenza. È come un sogno, appunto, a cui bisogna abbandonarsi e nel quale non c’è niente da capire.

Lo spettacolo è ricco di intrecci difficili da descrivere. Basti come sintesi la spiegazione che un gruppo di creature strane, magiche, diverse (che nella nostra versione sono ciò che c’è di più estraneo dal modo di vivere di noi occidentali, cioè gli zingari), forse per sbaglio, forse facendo apposta, confonde le carte in tavola, modifica le coppie, crea cioè quel rimescolamento dei sensi e dei desideri che è parte integrante dei processi amorosi.

Gli adulti, che qui, per ovvie ragioni anagrafiche dei nostri attori, sono piuttosto dei giovani prossimi al matrimonio, e che pertanto hanno ormai acquisito i modi di fare dell’età adulta pur senza essere ancora adulti, questi mezzi-adulti, insomma, guardano ai ragazzi persi nel bosco come a qualcosa che non capiscono, che non ricordano più, di cui hanno dimenticato il linguaggio.

E non svelerò niente del finale se anticipo che anche i ragazzi, alla fine, usciranno dal bosco pronti a sposarsi: è finita anche per loro l’età dell’innocenza, ed è finito pure il periodo dei sogni che accendono i sensi e spengono il pensiero.

A ciascuno di noi la possibilità di scegliere se ci sia più “saggezza” nella follia del bosco o nella regolamentazione e stabilità della vita urbanizzata, del matrimonio, del contratto sociale.

Il metodo di lavoro è stato quello ormai consueto e già sperimentato lo scorso anno col fortunato allestimento de “Gli Uccelli”. I ragazzi hanno letto ed interiorizzato lo scritto originale di Shakespeare, poi hanno fatto improvvisazioni su scena, a partire dalle situazioni individuate all’interno del testo. Con lo straordinario aiuto organizzativo della professoressa Donatella Traversini, Massimo Boncompagni e io, come al solito, abbiamo rubato le loro proposte, la loro lingua, la loro energia.

Luca Ricci

AZIONE SCENICA

La storia si svolge tra il pomeriggio, la notte e il mattino seguente di un giorno di fine giugno.

La prima parte della vicenda è ambientata in un albergo a quattro stelle. Siamo alla vigilia delle nozze fra Lapo (il figlio del proprietario dell’albergo) e Lavinia: un evento. Alcuni dipendenti dell’albergo vogliono organizzare una piccola recita per onorare i festeggiamenti e decidono di andare a provare di notte, nel bosco che c’è all’ansa del fiume, vicino a un campo rom.

Elena, la sorella di Lapo, è innamorata di Davide, suo compagno di scuola, che invece non la vuole e le preferisce l’amica Emilia. Ma Emilia non vuole Davide perché è fidanzata con Lorenzo, e, siccome la famiglia di lei non è contenta di questa relazione, decide di scappare di casa, e si dà appuntamento con Lorenzo nel bosco che c’è all’ansa del fiume, proprio vicino al campo rom. Però Elena e Lorenzo confessano il loro progetto di fuga a Elena, che non può fare a meno di riferirlo a Davide. E così anche Davide, con dietro Elena, andrà di notte nel bosco, con l’obiettivo di separare Emilia da Lorenzo.

Un gruppo di zingari nomadi sinti, di quelli all’antica, romantici, alla cui guida c’è il carismatico e misterioso Stevan, nel loro vagare si trovano a passare per il bosco “che c’è all’ansa del fiume”, vicino al campo dei rom. Ma tra rom e sinti non corre buon sangue perché hanno differenti visioni del modo di essere zingari. Stevan però vuole rivedere a tutti i costi Argenta, la regina dei rom, che un tempo era la sua donna. Peccato che lei non voglia parlare con lui, e per dispetto gli abbia appena rubato uno dei suoi migliori cani. Così Stevan medita di combinarle uno scherzo.

Ecco come quella notte si ritrovano tutti nel bosco ed i destini di ognuno si intrecciano con i destini dell’altro. A orchestrare tutto c’è Stevan, che possiede un filtro magico…

Cosa succederà durante la notte?

Stevan riuscirà a riconquistare Argenta?

I dipendenti dell’albergo riusciranno a preparare il loro spettacolo?

Emilia e Lorenzo riusciranno a scappare, o saranno bloccati da Davide?

Elena saprà conquistare Davide?

Si ringrazia il Comune di Città di Castello e la Artistica Rossi

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