Flamini (Prc Perugia): “Misure del governo gravi ed antipopolari"

24/05/2010 14.43.15
Tema: ATTUALITA
Argomento:
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Umbria - "In Umbria subito il reddito sociale e il piano regionale del lavoro”
Rifondazione comunista di Perugia valuta molto negativamente le misure
annunciate dal governo per far uscire il Paese dalla crisi. Siamo alle solite:
compressione salariale, licenziamenti, privatizzazioni. Servono addirittura ben 28 miliardi di euro. Alla faccia che tutto andava bene! Nello specifico si
ipotizzano il blocco dei rinnovi contrattuali, maggiore precarizzazione,
ulteriori tagli agli enti locali a al sistema sanitario nazionale, la riduzione
delle finestre di uscita per il pensionamento (se non peggio), la
privatizzazione dei beni demaniali dello Stato. Il tutto mentre Sacconi
annuncia la volontà di smantellare lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.
Insomma, si prospetta una manovra molto dura, soprattutto profondamente
ingiusta. Il governo nordista continua con pervicacia antipopolare a scaricare
la crisi sui lavoratori e sui ceti popolari con l’unico obiettivo di
consolidare ulteriormente il proprio blocco sociale di riferimento, cioè
imprese e finanzieri, attraverso la riduzione di salari, stipendi e pensioni e
con più finanza speculativa.
Pensiamo che, su queste premesse, le ricadute sociali che le misure previste
dal governo avranno in Umbria potranno essere molto pesanti e si andranno a sommare alle già drammatiche condizioni materiali che contraddistinguono la quotidianità di migliaia di lavoratori, cassaintegrati, precari, giovani,
donne, disoccupati, artigiani. Per questo può e deve partire dalla nostra
regione una risposta di concreta alternativa politica e sociale alle manovre
del governo, anche attraverso una politica comune delle Regioni dell'Italia
mediana, intesa come strumento per resistere all’ingiusto federalismo fiscale
di stampo leghista e per rilanciare un modello di coesione e giustizia sociale.
Nel contempo servono subito l’introduzione del reddito sociale, una misura in grado di dare risposte concrete a quanti stanno pagando ingiustamente i costi sociali ed economici dell’attuale crisi, e la definizione di un piano regionale del lavoro che da una parte definisca la valorizzazione dei poli industriali e le nuove professionalità, dall’altra riformi le norme che regolano i trasferimenti alle imprese, introducendo il vincolo al mantenimento dei livelli occupazionali.
Certo, la drammaticità della situazione necessita di una risposta nazionale
che rimetta al centro risposte complessive e di struttura. Occorrono l’aumento delle retribuzioni, una forte riduzione della pressione fiscale su salari e pensioni, investimenti veri su ricerca ed innovazione per una nuova politica industriale, un no chiaro alle privatizzazioni. Servono le risorse? Si può da subito introdurre la patrimoniale, reintrodurre la tassa di successione e soprattutto lottare contro l’evasione fiscale, iniziando a recuperare i 60
miliardi di euro che ogni anno vengono letteralmente mangiati dalla corruzione.
Non solo. Quello che sta avvenendo e sta per avvenire nel nostro Paese sul
piano sociale è di una drammaticità enorme. Per questo le forze politiche e
sociali di sinistra non possono più aspettare: occorre promuovere una
mobilitazione di massa nei luoghi di lavoro e nei territori per arrivare allo
sciopero generale.
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