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giovedì 9 febbraio 2012
     

Flamini (Prc Perugia): “Misure del governo gravi ed antipopolari"

24/05/2010 14.43.15

Tema: ATTUALITA

Argomento:

Visto: 50 volte

Umbria - "In Umbria subito il reddito sociale e il piano regionale del lavoro”

Rifondazione comunista di Perugia valuta molto negativamente le misure

annunciate dal governo per far uscire il Paese dalla crisi. Siamo alle solite:

compressione salariale, licenziamenti, privatizzazioni. Servono addirittura ben 28 miliardi di euro. Alla faccia che tutto andava bene! Nello specifico si

ipotizzano il blocco dei rinnovi contrattuali, maggiore precarizzazione,

ulteriori tagli agli enti locali a al sistema sanitario nazionale, la riduzione

delle finestre di uscita per il pensionamento (se non peggio), la

privatizzazione dei beni demaniali dello Stato. Il tutto mentre Sacconi

annuncia la volontà di smantellare lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.

Insomma, si prospetta una manovra molto dura, soprattutto profondamente

ingiusta. Il governo nordista continua con pervicacia antipopolare a scaricare

la crisi sui lavoratori e sui ceti popolari con l’unico obiettivo di

consolidare ulteriormente il proprio blocco sociale di riferimento, cioè

imprese e finanzieri, attraverso la riduzione di salari, stipendi e pensioni e

con più finanza speculativa.

Pensiamo che, su queste premesse, le ricadute sociali che le misure previste

dal governo avranno in Umbria potranno essere molto pesanti e si andranno a sommare alle già drammatiche condizioni materiali che contraddistinguono la quotidianità di migliaia di lavoratori, cassaintegrati, precari, giovani,

donne, disoccupati, artigiani. Per questo può e deve partire dalla nostra

regione una risposta di concreta alternativa politica e sociale alle manovre

del governo, anche attraverso una politica comune delle Regioni dell'Italia

mediana, intesa come strumento per resistere all’ingiusto federalismo fiscale

di stampo leghista e per rilanciare un modello di coesione e giustizia sociale.

Nel contempo servono subito l’introduzione del reddito sociale, una misura in grado di dare risposte concrete a quanti stanno pagando ingiustamente i costi sociali ed economici dell’attuale crisi, e la definizione di un piano regionale del lavoro che da una parte definisca la valorizzazione dei poli industriali e le nuove professionalità, dall’altra riformi le norme che regolano i trasferimenti alle imprese, introducendo il vincolo al mantenimento dei livelli occupazionali.

Certo, la drammaticità della situazione necessita di una risposta nazionale

che rimetta al centro risposte complessive e di struttura. Occorrono l’aumento delle retribuzioni, una forte riduzione della pressione fiscale su salari e pensioni, investimenti veri su ricerca ed innovazione per una nuova politica industriale, un no chiaro alle privatizzazioni. Servono le risorse? Si può da subito introdurre la patrimoniale, reintrodurre la tassa di successione e soprattutto lottare contro l’evasione fiscale, iniziando a recuperare i 60

miliardi di euro che ogni anno vengono letteralmente mangiati dalla corruzione.

Non solo. Quello che sta avvenendo e sta per avvenire nel nostro Paese sul

piano sociale è di una drammaticità enorme. Per questo le forze politiche e

sociali di sinistra non possono più aspettare: occorre promuovere una

mobilitazione di massa nei luoghi di lavoro e nei territori per arrivare allo

sciopero generale.

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