Cosa cambierà per la scuola pubblica in Italia con la riforma Gelmini?

10/06/2010 12.21.23
Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI
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San Giustino - Grande successo per l’incontro del Circolo PD di Lama con docenti, genitori e studenti
“Presto insegnanti, genitori, studenti andranno in vacanza. Ma quale scuola li attenderà al loro ritorno? Quali sono gli interventi del governo Berlusconi? Cosa cambierà per la scuola pubblica in Italia con la riforma Gelmini?”
Questi gli interrogativi, queste le preoccupazioni su cui si è confrontato ultimamente il PD di Lama, che ha voluto coinvolgere così i diretti interessati, docenti e personale della scuola, ma anche genitori e studenti in una riflessione, un dibattito aperto al quale hanno dato un contributo fondamentale gli interventi della senatrice Mariangela Bastico.
Venerdì 4 giugno ore 18:00, presso l’ex Cinema Lux di Lama la senatrice già sottosegretario alla Pubblica Istruzione sotto il governo Prodi, introdotta e moderata dalla Prof.essa Maria Inferrera, ha illustrato chiaramente ed argomentato i punti fondamentali su cui la “riforma “ si muoverà.
Il virgolettato è dovuto visto che in questo caso si fa passare per riforma una serie ininterrotta di tagli non troppo illuminati che ci portano molti passi indietro e ci si distaccano di una buona lunghezza dal resto d’Europa.
Per semplificare: torniamo al 1962 e riportiamo l’obbligo scolastico a 14 anni, cancellando anche la conquista della riforma Moratti di portarlo a 16 anni.
Torniamo al maestro unico senza quindi più privilegiare la differenziazione dei saperi e dei loro insegnamenti. Licealizzando tutto torniamo ad un sapere generale che poco ha attinenza con le necessità del mondo del lavoro, tagliamo materie ed ore di studio fondamentali per il bene di chi non si sa.
A chi è contro la riforma danno dei conservatori, ma una riforma deve migliorare lo stato dei fatti e adeguarsi alle esigenze di una società in evoluzione e non lo si fa eliminando quello che c’è senza un’ulteriore proposta.
Nel 50’ Calamandrei definiva la scuola come organo centrale della democrazia, nel 2010 siamo costretti a citarlo come esempio avanguardista per la storia dell’insegnamento.
Auguriamoci quindi che la campanella suoni per far riavvisare quelli che vogliono distruggere la scuola PUBBLICA italiana.
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