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giovedì 9 febbraio 2012
     

Grande successo per il convegno “Europa, Italia, Religione” dell’associazione Communitas

14/06/2010 8.48.31

Tema: CULTURA SPETTACOLO EVENTI

Argomento:

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Citta di Castello - Sono intervenuti i relatori mons. Mauro Rivella e il prof. Carlo Cardia

L’associazione “Communitas”, prendendo spunto dalle riflessioni scaturite dalla sentenza Lautsi, ha promosso un convegno svoltosi lo scorso venerdì 11 giugno presso la sala del consiglio comunale di Città di Castello. “Europa, Italia, Religione”, questo era il titolo della conferenza, in merito alla quale sono intervenuti i relatori mons. Mauro Rivella e il prof. Carlo Cardia dell’Università degli Studi di Roma tre. L’incontro, moderato dal membro dell’associazione Manuel Maraghelli, è stato introdotto dal vescovo tifernate mons. Domenico Cancian che, prendendo spunto da San Florido, santo patrono tifernate, definito Defensor Patriae, ha illustrato ai presenti quanto l’intera storia italiana e la nostra civiltà offrano una testimonianza dei risultati che possono essere raggiunti grazie al binomio stato-religione. “l’Umanesimo cristiano - ha affermato il vescovo – ha permesso che venissero create tante opere grazie al connubio tra arte e fede”. “Ma l’attualità propone un compromesso al ribasso tra politica e fede” – ha continuato mons. Cancian, che ha concluso invitando a cogliere il vero nesso tra religione e democrazia.

Il microfono è quindi passato a mons. Mauro Rivella il quale, approfondendo il tema “Libertà religiosa e Concordato”, ha esordito affermando che spesso al Concordato si attribuisce la responsabilità di essere un peso nei rapporti tra stato italiano e Chiesa, supponendo che il Vangelo non possa scendere a patti con la cosa pubblica. Rivella ha spiegato, poi, che ogni stato “stipula dei patti” con almeno una confessione religiosa e ha quindi continuato esponendo i tre modelli con cui si sanciscono, in genere, i rapporti tra stato e religione “I quali – ha affermato il prelato – possono essere basati sul modello del confessionismo, del separatismo e del concordato”. Per confessionismo va dunque inteso il rapporto che esiste tra uno stato teocratico e la religione dove la legge di quest’ultima coincide con la legge della comunità. Quello separatista è invece lo stato che nella sua struttura è laico e non ammette interferenze con nessun tipo di confessione religiosa. “Il modello concordatario si basa invece su un accordo” – ha affermato il vescovo, il quale ha continuato dichiarando che bisogna rifiutare l’idea di un concordato che significhi privilegio. “Il Concordato che stabilisce i rapporti tra stato e Chiesa dal 1929 – ha sostenuto mons. Rivella - deve servire per permettere alla Chiesa Cattolica di esercitare al meglio la propria missione”. Il vescovo poi, dopo aver letto e spiegato gli articoli 3 e 19 della costituzione italiana e alcuni punti tratti dal documento Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II è passato ad esporre le motivazioni che hanno spinto a sottoscrivere il concordato tra stato e Chiesa nel 1929, quando si cercò di “risarcire” lo Stato Pontifico a seguito della sua scomparsa dopo “La presa di Roma”, e nel 1984 quando l’obiettivo da raggiungere era quello di portare un’apertura democratica ai cittadini e di “Promuovere l’uomo e il bene del paese”. “La Chiesa – ha concluso mons. Rivella – non vuole ingerire nello stato, ma cerca di contribuire alla crescita della comunità proponendo la sua opinione”. La parola è poi passata al prof. Carlo Cardia il quale ha iniziato il suo intervento, dal titolo “Europa e religione con un riguardo ai simboli religiosi”, dichiarando che la maggior parte delle persone, oggi, è disinformata riguardo questo tema. Così il docente ha affermato: “Pochi sanno che nell’ 80% dei paesi europei i simboli religiosi sono presenti nei luoghi pubblici”, e ha continuato facendo notare come molte nazioni abbiano il simbolo della croce stampato addirittura nella propria bandiera. (Pertanto non è difficile comprendere il perché ben dieci nazioni europee si siano costituite parte civile a sostegno dell’Italia riguardo la sentenza Lautsi. n.d.a ). Cardia, analizzando poi la storia europea ha ricordato ai presenti come noi usciamo da un passato di guerre e di conflitti che ha portato a creare nella sensibilità delle nuove generazioni quella che viene definita “la memoria del conflitto”. Proprio quest’ultima, secondo il docente romano, ha portato alcuni laicisti a “rispolverare” il separatismo europeo, nato in ambiente illuminista, per criticare alcune confessioni religiose, ed in particolare la Chiesa Cattolica, assieme al suo operato. “È la memoria del conflitto che tende a farci tornare indietro nella storia” – ha continuato Cardia che ha aggiunto: “Non dobbiamo però dimenticare che l’Ortodossia, il Protestantesimo, e il Cattolicesimo sono dei valori culturali nazionali”. Così, per il professore, togliere il crocifisso dagli edifici pubblici significherebbe riattualizzare un conflitto oltre che dimostrare di non capire più di duemila anni del nostro passato.

Il prof. Cardia ha poi proseguito il suo intervento spiegando che oggi, per lo meno in occidente, all’idea di uno stato separatista o confessionale, si è sostituita l’idea di uno stato “laico sociale” il quale ha fatto cadere alcuni tabù come quello riguardante i finanziamenti alle confessioni religiose da parte di uno stato o quello della “stipulazione di un patto” tra stato e religione. Il docente è quindi passato a parlare del Concordato esistente tra lo stato italiano e la Chiesa Cattolica. “Questo concordato – ha affermato Cardia – spesso criticato in Italia, si ritrova con formulazioni simili in tutta Europa dove esistono circa quaranta intese tra confessioni religiose e stati”. “Un concordato ha una funzione storica e può essere uno strumento per non far riemergere la memoria del passato oltre che per far vivere in pace i cittadini tramite valori etici e morali trasmessi dalle confessioni religiose”.

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