Rampi: "La variante generale al PRG ha troppo cose scontate"

29/06/2010 16.48.58
Tema: POLITICA
Argomento:
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Valtiberina - L’imprenditoria poco considerata in special modo la piccola impresa
Infrastrutture viarie e piattaforma logistica: si limita a definire una necessità, ma non si va oltre l’attualità che prevede solo la realizzazione di un distributore di carburante attrezzato con l’aggiunta di un ipotetico spezzone di ferrovia e con la solita indicazione, ipotetica, di un congiungimento tra Città di Castello ed Arezzo, quando sarebbe auspicabile un impegno da parte di Ferrovie Italiane ad utilizzare la dorsale umbra per effettuare un collegamento a nord, verso Cesena-Bologna! Invece si odono all’orizzonte proposte per potenziare il tratto di ferrovia che volge a Gubbio! Roba trita e ritrita.
Le analisi dei flussi economico/demografici tendenziali sono approssimati e si basano, nella maggior parte dei casi su studi già sviluppati in precedenza, datati 1997. In alcuni casi erano studi realizzati per conoscere le dinamiche in ambito regionale e, dunque, poco attinenti o, quantomeno, non in grado di individuare le peculiarità del Comune. E che poi sono stati interpretati per produrre elaborati che sono in netta controtendenza rispetto al trend regionale. Un esempio è relativo all’analisi dei flussi turistici ed alle infrastrutture che il settore richiede: in Umbria si evidenzia una richiesta di strutture alberghiere tradizionale e a Città di Castello si propone uno sviluppo della ricettività alternativa!
L’imprenditoria è poco considerata ed in special modo la piccola impresa artigiana che ha costituito la spina dorsale dello sviluppo locale, la dove si evidenzia la necessità di puntare sulle medie e grandi imprese!
L’altro pilastro che ha consentito lo sviluppo economico è stato, senza dubbio alcuno, il tabacco. Ma, contrariamente a quanto sta accadendo in Europa, qui gli estensori del documento sono ottimisti sulla durata e sulla resa in termini di reddito del tabacco! Segno evidente di una scarsa lungimiranza sia da parte dell’estensore e una superficiale valutazione da parte di settori importanti dell’agricoltura che non riescono a programmare per un tempo medio lungo.
La città non prende respiro e non si utilizzano le opportunità messe a disposizione dalla Regione che, sotto la luce della variante generale, potrebbero assumere un aspetto interessantissimo.
In particolare non ci sono indicazioni particolari per il centro storico, specialmente nella parte riguardante la zona Ex Fintab e limitrofo Ospedale. Che rimarrà così anche per il tempo a venire!
E’ necessario un po di coraggio per utilizzare il vecchio ospedale, se proprio non si vuole utilizzare e realizzare l’idea di lasciare tutto libero per valorizzare la parte storico-architettonica di una zona importante, magari come sede universitaria (pubblica o privata, non starei tanto a sottilizzare) con la creazione ed utilizzazione di parcheggi interrati ed ambienti in sinergia sia con la struttura ex-ospedaliera che con la città vecchia. Nell’area ex-Fintab potrebbero essere realizzate strutture moderne, nell’idea, nelle funzioni, nei materiali che sia in grado di valorizzare la città, si anella ricettività che nella fruibilità degli spazi, rispettosa del patrimonio culturale ed architettonico del luogo, apporti e benefici oggi negati con un progetto indecente.
Si punta esclusivamente allo sviluppo del territorio in chiave ecologista ma che non produce nulla, anzi sono artifizi che tendono a depotenziare Città di Castello. Si dice nel documento: “atto di indirizzo…ambisce a connotare Città di Castello come città sostenibile, accogliente, vivibile e solidale, città dell’arte e del turismo, città della produzione a “basso impatto”…”
Affermazioni importanti e nello stesso tempo vuote di significato: mica dovremmo credere all’esistenza di eminenti urbanisti che vorrebbero città non sostenibili, non accoglienti, invivibili e menefreghiste, in cui si disconosce l’arte e il turismo e dove le produzioni sono ad elevato impatto? O forse si…
Ancora una volta erompono logiche perugia centriche, che si aggrappano a vincoli imponenti dettati da una legislazione regionale matrigna, che si chiamano PPR, ovvero Piano Paesaggistico Regionale di cui non è dato conoscerne il contenuto visto che la commissione comunale preposta non vuole occuparsene.
Serve il coraggio, ma chi non lo ha non se lo può dare!
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