Sanità: "Contrastare la fuga di pazienti dall’Asl 1 verso le strutture sanitarie fuori regione”

13/07/2010 10.06.04
Tema: ATTUALITA
Argomento:
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Citta di Castello - Interpellanza del capogruppo della Lega Nord Umbria, Gianluca Cirignoni alla Giunta regionale
Il capogruppo della Lega Nord Umbria, Gianluca Cirignoni, ha presentato un’interpellanza alla Giunta regionale per conoscerne gli intendimenti a proposito del contrasto agli elevati indici di fuga dei pazienti dalla Asl 1 di Città di Castello, come si evince – spiega Cirignoni - “dallo studio pubblicato a dicembre 2009 dalla Direzione sanità e servizi sociali della Regione Umbria sulla mobilità passiva interregionale, che evidenzia come il distretto numero 1 della
Asl 1, avente il suo punto centrale nell' ospedale di Città di Castello, è
quello con gli indici di fuga più elevati verso strutture sanitarie di
fuori regione. Questo studio – prosegue - è un campanello d'allarme
sull'operatività dell' ospedale altotiberino, che non possiamo
trascurare.
Per questo abbiamo provveduto ad interpellare la Giunta regionale su ciò
che intenderà fare per individuare e contrastare le problematiche che
sono all'origine degli elevati indici di fuga e per far sì che l'ospedale di
Città di Castello torni ad essere un punto di riferimento importante per
la cura della maggior parte delle patologie mediche”.
“In particolare – continua - i settori sanitari che fanno registrare
migrazioni di pazienti elevate e fuori norma sono quelli oculistico,
ortopedico, cardiovascolare, e per l'applicazione di protesi di anca e
ginocchio. Esaminando i dati – secondo il capogruppo della Lega Nord
Umbria - si può notare come gli indici siano diversi tra i due ospedali
principali della asl 1, prefigurando una diversa operatività delle due
strutture ospedaliere, con l’ospedale di Città di Castello maglia nera
rispetto a quello di Branca. L'importanza del raggiungimento del pareggio
economico di gestione – conclude - non può prevalere sulla qualità
della prestazione sanitaria, ed il ricorso alla flessibilità e al precariato
per regolare i rapporti di lavoro con il personale medico, paramedico e
ausiliario contrasta con il conseguimento di un servizio di qualità”.
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