Resoconto consiglio comunale di Città di Castello del 13 luglio 2010

14/07/2010 15.44.01
Tema: COMUNICAZIONI AMMINISTRATIVE
Argomento:
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Citta di Castello - Fra i punti all'Odg interventi per gli allagamenti a Riosecco
INTERVENTI PER GLI ALLAGAMENTI A RIOSECCO
In apertura di seduta i consiglieri di minoranza Felice Granci (Udc) e Cesare Sassolini (Pdl) hanno portato all’attenzione della Giunta i disagi per gli allagamenti che si ripetono a Riosecco ad ogni violento temporale. “Sono stato contattato personalmente da alcuni residenti – ha riferito Granci – che mi hanno segnalato di avere l’abitazione alla-gata e di aver dovuto far ricorso ai vigili del fuoco per rimuovere l’acqua che aveva raggiunto i fondi. Si tratta di fatti che avvengono ogni volta che piove in modo consi-stente a causa delle condizioni della rete fognaria – ha osservato Granci – ma è anche vero che si verificano da due anni e mezzo, mentre prima non succedeva, quindi o di-pende dai lavori condotti sul torrente Vaschi o da altri fattori non ben chiari. Vorrei per-tanto sapere quali provvedimenti si prenderanno per garantire la piena funzionalità del-le fogne”.
Nell’affermare di aver ricevuto anch’egli chiamate da parte dei residenti, Sassolini ha rilevato “l’esigenza di condurre un’indagine seria per verificare come intervenire nell’area del quartiere Ecologico che comprende il torrente Vaschi”. “Siccome da tempo sono segnalate problematiche – ha rilevato l’esponente del centrodestra - non vorrei che il Comune dovesse pagare dei danni per lavori non fatti a regola d’arte”.
ISTANZA PER GLI EMOLUMENTI DEI CONSIGLIERI
Il capogruppo del Pdl Cesare Sassolini ha sollevato la questione del pagamento dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali, denunciando che “sono circa sette mesi che non vengono pagati”. “Visto l’ammontare – ha puntualizzato il consigliere del cen-trodestra – non si tratta certo di denaro che incide sulle tasche dei consiglieri, ma co-munque vorrei sapere le motivazioni, visto che circola voce che l’amministrazione non abbia il denaro per pagare quanto dovuto. Se effettivamente non ci sono soldi per pa-gare i gettoni, dovremmo saperlo, anche se in ogni caso dovremmo essere gli ultimi ad essere pagati, per dare precedenza ai cittadini. Se è così, infatti – ha rilevato Sassolini - significa che c’e una situazione delle casse comunali che è disastrata. Noi saremmo anche disponibili a rinunciare ad emolumenti se questo andasse a vantaggio dei citta-dini, ma se noi non veniamo pagati per problemi di bilancio, se c’è una situazione fi-nanziaria così pesante, allora chiediamo alla Giunta di interrompere il mandato ammi-nistrativo e andare alle elezioni”.
Il presidente del Consiglio Luca Secondi ha raccolto la sollecitazione, precisando in prima battuta che “i ritardi nei pagamenti a partire da aprile sono dovuti ad una fase interpretativa del decreto legge che trasforma gli emolumenti dei consiglieri da gettone a indennità”.
A completare la spiegazione della situazione è stato il vice segretario comunale Giu-seppe Rossi, che ha innanzitutto garantito che “le risorse per il pagamento dei gettoni sono presenti a bilancio e le somme sono state già impegnate da gennaio ad aprile, ma per una questione tecnica verranno liquidate a luglio”. “Per quanto riguarda i gettoni che riguardano il periodo da maggio in poi – ha aggiunto – la stessa Anci ha consigliato ai Comuni di sospendere ogni tipo di pagamento perché non è chiaro quello che dispo-ne il decreto legge 78, sia per gettoni, che per il pagamento dei rimborsi spesa. Il pas-saggio della conversione del decreto è appena iniziato in Senato e come Comuni stia-mo aspettando di comprendere come muoverci”.
Sulla questione è quindi intervenuto il prosindaco Luciano Bacchetta, che ha escluso difficoltà di bilancio legate agli emolumenti dei consiglieri comunali. “Siamo in un mo-mento di transizione nella quale l’interpretazione da dare al passaggio da gettone a indennità complica le procedure – ha spiegato il prosindaco – ma ribadisco che il ritar-do non è dovuto a problemi di bilancio”.
SALA GIUNTA INTITOLATA A PEPPINO IMPASTATO
Il prosindaco Luciano Bacchetta ha annunciato in aula che, facendo seguito alle indi-cazioni del Consiglio comunale, la Giunta ha provveduto a deliberare l’intitolazione del-la sala dove si riunisce l’esecutivo a “Peppino Impastato e alle vittime della mafia”. “In questo contesto – ha aggiunto Bacchetta - verranno anche promosse in futuro iniziative che, sulla scia di questa intitolazione, sensibilizzino in materia di lotta alla mafia”.
OBIEZIONE SULL’ORDINE DEL GIORNO
Il capogruppo di Con Ciliberti Franco Ciliberti ha segnalato le perplessità derivanti dall’inserimento all’ordine del giorno della seduta dell’interrogazione del consigliere del Prc Mauro Alcherigi sul ponte di ferro che è stata presentata nel maggio del 2009. “Mi chiedo come sia possibile portare oggi in Consiglio vecchia di oltre un anno, che mai in precedenza era stata inserita all’ordine del giorno – ha sottolineato Ciliberti – e chie-do dunque spiegazioni, anche sotto il profilo regolamentare, al presidente dell’assise”.
“Non c’è nulla da eccepire dal punto di vista regolamentare sull’inserimento del docu-mento all’ordine del giorno – ha spiegato il presidente del Consiglio Luca Secondi – il consigliere Alcherigi non ha mai manifestato in precedenza l’intenzione di portare l’interrogazione in Consiglio comunale e il fatto di farlo ora risponde ad una sua legitti-ma scelta dal punto di vista formale”.
CONFRONTO CON LE FORZE DELL’ORDINE SULLA SICUREZZA
“I fenomeni di illegalità che interessano il nostro territorio vanno attentamente monitora-ti e anche per questo abbiamo già concordato con il con il presidente della commissio-ne consiliare sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, Roberto Perugini, di effettu-are un incontro con le forze dell’ordine. La richiesta è già stata avanzata e attendiamo una risposta, ma crediamo che in tempi relativamente brevi potremo avere questo con-fronto e poi approfondire le questioni emerse nella commissione deputata”.
Così il prosindaco Luciano Bacchetta ha risposto all’interrogazione del consigliere Cesare Sassolini (Pdl) sui fenomeni di illegalità che interessano il territorio.
Nel ricordare la recente operazione della Guardia di Finanza che ha portato alla luce l’attività di un laboratorio tessile clandestino gestito da cinesi a Cerbara, l’esponente della minoranza ha puntato l’indice sul “serio rischio per tessuto sociale ed economico della città e per ll’ordine pubblico che deriva da certe attività e da certe presenze, già evidenziate da analoghe operazioni condotte negli anni scorsi”. “Ci sono rilevanti pro-blematiche nel nostro territorio – ha detto Sassolini – che riguardano l’immigrazione clandestina, il lavoro sommerso e l’abusivismo commerciale, il rischio di concentrazio-ne di attività finalizzate al riciclaggio di denaro. Chiediamo pertanto che l’amministrazione svolga un controllo attivo per debellare certi fenomeni, che portano problemi ulteriori per la nostra economia già colpita dalla crisi – ha proposto l’esponente del centrodestra –attivando un rapporto più stretto con le forze dell’ordine al fine di coordinare in maniera efficiente coerenti politiche di sicurezza sociale”. ;
Sul fenomeno del lavoro clandestino, il prosindaco Bacchetta ha sottolineato “l’impegno di contrasto alla sua diffusione da sempre garantito dalla polizia municipale, che continuerà a lavorare seriamente, insieme alle forze dell’ordine, per monitorare un fenomeno che esiste ed è in condizioni di controllo, che comunque non devono venire meno”.
Nel dirsi soddisfatto dell’intervento del prosindaco, il consigliere Sassolini ha stigma-tizzato la gestione dei lavori della commissione sulle infiltrazioni della criminalità orga-nizzata da parte del presidente Perugini. “Se il presidente Perugini non si sente di por-tare avanti il lavoro che gli è stato affidato – ha osservato Sassolini - rinunci per lascia-re spazio a chi vuol lavorare per il territorio e per affrontare le sue problematiche. Esor-to pertanto Perugini a convocare la commissione indipendentemente dalle sollecitazio-ni che giungono dall’aula o dal prosindaco e faccia un decalogo per decidere come in-tervenire rispetto alle questioni esposte”.
BUONA QUALITA’ DELL’ARIA IN CITTA’
“Nonostante la procedura di rilevazione dell’Arpa non sia ancora completa e i dati non siano quindi definitivi, la stessa agenzia regionale con una nota ha provveduto ad in-formare l’assessorato, con il quale c’è la massima collaborazione, che un esame preli-minare dei riscontri forniti dalla centralina di monitoraggio permette comunque di affer-mare che è stata rilevata una buona qualità dell’aria a Città di Castello”.
E la risposta dell’assessore all’Ambiente Massimo Massetti all’interrogazione con la quale il capogruppo di Con Ciliberti, Franco Ciliberti, ha chiesto di “conoscere i dati rilevati dall’impianto dell’Arpa per monitorare il grado di inquinamento atmosferico, col-locato da mesi all’incrocio tra viale Vittorio Veneto, via De Cesare e Via Lapi”.
“I cittadini hanno il diritto di conoscere i risultati del monitoraggio dell’aria e anche l’amministrazione comunale necessita dei riferimenti utili per agire”, ha sottolineato il consigliere di minoranza nell’illustrare il documento.
Nel garantire che la questione è tenuta in debita considerazione da parte dell’amministrazione comunale, l’assessore Massetti ha spiegato che “la relazione fina-le dell’Arpa sul monitoraggio eseguito dalla centralina necessita di alcuni step di verifi-ca che vengono fatti in due annualità”.
“Ancora oggi quindi – ha puntualizzato l’assessore - sono in corso d’opera le procedure di verifica dei dati raccolti, che comunque sono consultabili in via preliminare sul sito web della stessa Arpa, dal quale si evince che tutti i parametri presentano valori che l’agenzia sostiene possano essere definiti buoni. Appena avrò dati più definitivi – ha concluso Massetti – sarà mia cura portarli all’attenzione del Consiglio comunale o dar-ne comunque debita comunicazione pubblica”.
Il consigliere Ciliberti si è detto soddisfatto dell’intervento dell’assessore Massetti e delle rassicurazioni sulla qualità dell’aria, ma ha sottolineato “l’importanza di dare un’adeguata comunicazione pubblica non appena i dati saranno disponibili, tenendo conto che moltissime persone non usano internet”. Il consigliere ha quindi sottoposto all’assessore l’esigenza di “chiedere all’Arpa di monitorare anche vie centrali della città, come via del Popolo, dove credo che la qualità dell’aria non sia molto elevata”.
RINVIATA DISCUSSIONE SULLA TELA UMBRA
Per l’assenza dell’assessore competente, Domenico Duranti, la discussione dell’interpellanza presentata dal consigliere Sandro Busatti (An) sulla situazione della Tela Umbra, alla luce delle vicende che hanno riguardato il rinnovo del Consiglio di amministrazione.
All’intervento del presidente del Consiglio Luca Secondi, che informava il proponente dell’impossibilità di trattare la questione per l’impossibilità dell’assessore Duranti di par-tecipare ai lavori dell’assise, ha replicato subito lo stesso Busatti, che ha chiesto che fosse il prosindaco a rispondere, stante la “gravità della questione”.
Il prosindaco Luciano Bacchetta ha quindi preso la parola per spiegare che, “pur co-noscendo bene la questione, non sarebbe deontologicamente corretto sostituirsi all’assessore Duranti, che è delegato a seguire la vicenda della Tela Umbra”. Il prosin-daco ha rassicurato il consigliere Busatti che “l’assessore Duranti, che è in ferie e si scusa per l’assenza, risponderà nella prossima seduta del 26 luglio in maniera compiu-ta, esaustiva e corretta”.
Nello stigmatizzare il comportamento dell’amministrazione, il consigliere Busatti ha replicato che il 26 luglio sarà assente per ferie e che quindi “la discussione slitterà ulte-riormente, a meno di convocare una riunione della commissione economica”:
DIFESA DEI CORSI UNIVERSITARI A VILLA MONTESCA
L’amministrazione comunale preserverà la vocazione formativa di Villa Montesca e, se necessario, si batterà per la permanenza del polo universitario. E’ in sintesi quanto hanno assicurato il prosindaco Luciano Bacchetta e l’assessore alle Politiche Scola-stiche Riccardo Celestini intervenendo sui contenuti dell’interpellanza sul futuro del complesso ereditato dai baroni Franchetti presentata dal consigliere di Castello Libera Andrea Lignani Marchesani.
Nel paventare “il rischio che il polo universitario tifernate, che ospita i corsi di laurea in Infermieristica e Tecnica della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, possa essere coinvolto nelle politiche di razionalizzazione dell’Ateneo perugino”, il consigliere ha interrogato la Giunta per “avere un chiarimento della situazione e conoscere even-tuali alternative di utilizzo, anche didattico, della struttura di Villa Montesca”.
“Chiedo chiarezza sulle prospettive di salvaguardia dei corsi di laurea – ha affermato Lignani - ma anche il coraggio di valutare eventuali alternative, considerando che Villa Montesca è un patrimonio che deve essere gestito da componenti pubbliche, lasciando che siano altri i contenitori per privati eventualmente interessati”.
L’assessore Riccardo Celestini ha sottolineato che “attualmente quella che mesi fa sembrava una preoccupazione per la permanenza dei corsi è rientrata”. “I corsi di lau-rea a Villa Montesca sono stati confermati anche per l’anno accademico 2010-2011”, ha chiarito l’assessore, che ha comunque ricordato come nei mesi scorsi “il sindaco Cecchini scrisse una lettera al Magnifico Rettore per chiedere un incontro, che ancora ufficialmente non c’è stato, ma che verrà fatto prima possibile”. “Sono legittime le pre-occupazioni sulla salvaguardia del polo universitario, meno pertinenti, invece, quelle sulla determinazione dell’amministrazione a valorizzare il complesso di villa Montesca – ha sottolineato Celestini - visto che da sempre da parte della Regione, che è proprie-taria, e del Comune sono stati sostenuti forti investimenti in direzione di qualificare la struttura per proseguire la storia importante legata all’attività di formazione. La nostra intenzione—ha aggiunto – è sicuramente di continuare ad investire e incrementare la funzionalità del complesso, come dimostrano gli interventi sui parcheggi, il potenzia-mento del sistema informatico e dei servizi, dell’illuminazione esterna e dei laboratori, mentre lo stesso Centro Studi Villa Montesca prosegue in un indirizzo formativo preci-so, al quale verrà dato ulteriore impulso con il rinnovo interno che è in gestazione”.
A condividere le preoccupazioni espresse dal consigliere Lignani è stato il capogruppo del Ps Maurizio Rapaioli, che ha riferito di essere stato contattato da diversi cittadini “che mi hanno rappresentato i timori per la sopravvivenza dei corsi per via dei tagli imposti dal Governo”. “Credo – ha sostenuto l’esponente della maggioranza - che l’amministrazione comunale debba essere garante della struttura, che a fronte di inve-stimenti importanti è divenuta un polo formativo importante e una risorsa occupaziona-le per il territorio”. “Mi tranquillizza l’intervento dell’assessore Celestini – ha concluso – ma chiedo che l’amministrazione non esiti comunque a condurre un’eventuale battaglia a difesa del polo universitario, perché sono i cittadini a sollecitarla”.
Ad evidenziare come ci sia stato “uno sbocco occupazionale ben diverso per i corsi universitari promossi a villa Montesca” è stato il capogruppo della Margherita Stefano Bravi. “C’è stata un’esperienza fallimentare sugli assistenti sanitari e non ho compe-tenza per quanto riguarda le valutazioni sui tecnici dell’ambiente – ha sottolineato il consigliere – posso però sostenere senza ombra di dubbio che il corso per infermieri è uno dei corsi che dà maggiori opportunità di lavoro. Dopo tre anni chi si laurea ha solo il problema di dove andare a lavorare, non di lavorare. Questo è importantissimo”. “Quello che ci preoccupa e ci deve preoccupare, dunque – ha spiegato - è la qualità di questo corso e l’attenzione alla garanzia di una serie di servizi che rendano efficiente l’attività accademica. Per questo credo che l’amministrazione debba confrontarsi con attenzione con l’Università, perché il rischio di razionalizzazione incombe tuttora, ma anche con la Regione e l’Asl 1, che fornisce parte del personale di supporto. Il corso per infermieri va difeso come corso di qualità – ha concluso Bravi - chiedo pertanto un impegno alla Giunta per la convocazione di una commissione o addirittura di un Consi-glio comunale monotematici sui rapporti del nostro territorio con l’Università, altrimenti il rischio è quello di una eutanasia”.
D’accordo sulla salvaguardia della vocazione educativa e pedagogica di villa Montesca e quindi sull’esigenza di difendere i corsi universitari si è detto il capogruppo di Castello Libera Nicola Morini, che ha sostenuto che “la città non può permettersi di fare passi indietro o cedere a tentazioni di altro genere quanto alla destinazione del complesso”. L’esponente della minoranza ha osservato che “la riforma che è in Parlamento, che individua uno sperpero e una dispersione di risorse nella parcellizzazione e delocaliz-zazione estrema di corsi nel territorio, dà indicazione di accentrare gli investimenti e chiede alle Università vicine di mettersi in rete per salvaguardare certe peculiarità for-mative”. “Credo pertanto – ha chiarito Morini -.che l’amministrazione comunale dovreb-be attivarsi per gestire un rapporto proficuo con le Università vicine di Perugia, Arezzo, Urbino e Siena in modo da fare di Città di Castello un polo di eccellenza ad esempio per la sanità”.
Il prosindaco Luciano Bacchetta è intervenuto per puntualizzare che “l’esperienza, storica nella nostra città, della scuola infermieristica, attivata fin dalla fine degli anni settanta, va salvaguardata e in questo contesto è indispensabile continuare ad avere un riferimento importante nel territorio”. “La conferma del corso per il prossimo anno accademico è un buon segnale, ma dobbiamo essere vigili – ha affermato Bacchetta - la battaglia per la difesa del polo universitario deve quindi essere continuata dopo la lettera del sindaco Cecchini alle prime avvisaglie di possibili tagli e io stesso come pre-sidente del Consiglio provinciale ho preso già impegni in questo senso”.
In sede di replica, il consigliere Lignani Marchesani ha chiarito di non essere comple-tamente soddisfatto della risposta dell’assessore Celestini. “La rassicurazione che l’assessore ha dato sul prossimo anno accademico era già presente prima del Consi-glio di amministrazione dell’Ateneo dello scorso 29 giugno, noi abbiamo bisogno di al-tre garanzie”, ha precisato. Il consigliere ha spiegato che con il suo intervento non in-tendeva “demonizzare nessuno, tanto meno un privato che voglia eventualmente inve-stire su villa Montesca”. “Un privato che però cerchi la speculazione sì – ha sottolineato Lignani – e in questo contesto dobbiamo porre attenzione al fatto che la Regione deve, per legge, mettere a reddito o a sistema il suo patrimonio ed un’eventuale vendita è vincolata all’attivazione di politiche attive del lavoro. Ecco proprio su questo punto dob-biamo valutare gli interessi in campo”.
APPROVATA MOZIONE SULL’EX OSPEDALE
Con 18 voti favorevoli (maggioranza di Centrosinistra e i consiglieri di con Ciliberti Franco Ciliberti, del Ps Riccardo Carletti, della Margherita Stefano Bravi e dell’Udc Fe-lice Granci) e 2 contrari (Pdl e Castello Libera), il Consiglio comunale ha approvato la mozione sull’ex ospedale presentata dai consiglieri Stefano Bravi (Margherita), Franco Ciliberti e Canzio Novelli (Con Ciliberti).
Dispositivo. Con il documento il Consiglio comunale “chiede alla Giunta comunale di assumere l’impegno di aprire un tavolo di confronto con la Regione per una soluzione concreta e definitiva che recuperi il vecchio ospedale ad uso prevalentemente pubbli-co”. “Questo confronto deve essere aperto sia al pubblico che al privato per arrivare ad un proficuo concorso di idee al fine di selezionare le ipotesi percorribili, dando la priori-tà al bene comune della nostra comunità locale”.
Dibattito. Il primo intervento è stato quello del capogruppo della Margherita Stefano Bravi, che ha introdotto la mozione sottolineando come “a distanza di dieci anni dal trasferimento dell’ospedale varie vicende sulla proprietà e sulla destinazione d’uso non hanno portato negli anni ad una soluzione, con il risultato che lo stabile del vecchio o-spedale si trova in preoccupanti condizioni di degrado”. “E’ importante che il Consiglio comunale assuma un impegno perché si possa definire una soluzione praticabile e concretaper la destinazione del complesso”, ha sostenuto Bravi, che ha osservato co-me “nonostante tutti ci augureremmo una destinazione completamente pubblica, biso-gna essere realistici”.
A dirsi “d’accordo nel dare mandato alla Giunta di aprire un tavolo di confronto con la Regione” è stato il capogruppo dei Ds Michele Bettarelli, che ha ravvisato l’esigenza di “assumere sulla vicenda un atteggiamento propositivo”.
“In questa fase però non porrei la soluzione esclusiva di un uso pubblico – ha aggiunto - ma lascerei margine ad un eventuale interesse privato, che dovremmo in ogni caso valutare”. Il consigliere ha quindi chiarito di non condividere il riferimento al superamen-to degli accordi del Contratto di Quartiere II, “che è già in stato avanzato e frutto di scelte precise”. “Chiederei pertanto – ha concluso Bettarelli – di togliere questo pas-saggio dal documento”.
A parlare di “uno stato di degrado e di abbandono dello stabile del vecchio ospedale vergognoso per città e altrettanto vergognoso per la politica, che al momento del tra-sferimento non ha pensato a cosa fare del secondo edifico più grande del centro stori-co, dopo il duomo” è stato il capogruppo di Castello Libera Nicola Morini. “A differenza del consigliere Bettarelli – ha rilevato - considero punto forte della mozione proprio il riferimento al Contratto di Quartiere II, perché proprio con questa progettazione è stato perso il treno per la riqualificazione dello stabile”. Il consigliere, nel rilevare le carenze dell’amministrazione nella vicenda, si è chiesto se “la situazione attuale è figlia della pura e semplice incuria o c’è motivo che non ci viene detto per lasciar marcire questa struttura?”. Morini ha quindi invitato a “rendersi conto che la Regione è debitrice alla città, perché ha ereditato un patrimonio incredibile come il lascito Franchetti e non lo fa fruttare e ha ereditato una struttura come l’ex ospedale, pagato dai nostri cittadini, sen-za fare altro che abbandonarlo”. “E’ doveroso pertanto pensare a un presidio pubblico della Regione, che c’è in ogni città di media grandezza dell’Umbria, magari – ha pun-tualizzato – riportando nel complesso un presidio sanitario, che sarebbe utile anche per la presenza di tanti anziani nel centro storico, oppure la stazione dei carabinieri, se è vero, come è vero, che l’Arma è in cerca di una nuova sede”.
Un aggiornamento sullo stato della struttura è stato portato dal capogruppo del Ps Maurizio Rapaioli, che ha informato di aver condotto nell’ambito del proprio impiego all’Asl 1 “un sopralluogo nel complesso appena una settimana fa, nel quale è apparso evidente l’accelerato disfacimento della struttura che ne accentua anche la pericolosi-tà”. “Per le condizioni in cui si trova e per le sue caratteristiche architettoniche – ha os-servato il consigliere – il complesso dovrebbe essere totalmente svuotato, perché non permette attualmente nessun tipo di attività. In questo contesto – ha sottolineato – il vincolo di uso pubblico, considerando gli ingenti investimenti necessari, diventa difficil-mente proponibile. Pur ritenendo che l’opzione migliore sarebbe quella pubblica, dob-biamo essere infatti realisti e sapere che le soluzioni sono difficilissime da trovare. L’amministrazione non poteva fare altro – ha concluso Rapaioli - in questi anni c’è stato il tentativo di propiziare l’interesse di potenziali investitori, ma l’entità e le caratteristiche dell’intervento pongono un problema preciso e rilevante”.
“La mozione parla comunque di un uso prevalentemente pubblico, che non preclude la scelta di un privato – ha precisato il capogruppo di Con Ciliberti Franco Ciliberti - ma indica una destinazione che serva alla città”. Il consigliere ha invitato a “valutare gli e-lementi di novità che si inseriscono nella vicenda: l’insediamento di una nuova Giunta regionale, la possibilità di utilizzare la perequazione urbanistica e l’introduzione del fe-deralismo fiscale, che prevede norme e modalità di utilizzo dei beni pubblici”. Quanto al Contratto di Quartiere II e alla mancata inclusione dell’ex ospedale, Ciliberti ha ribadito di “ritenere che ci sia stato un errore e che tutte le strade che possano portare all’ammissione di quell’errore siano utili”. “Rimango critico – ha spiegato – sulle scelte per l’area ex Fat, che con la riqualificazione proposta vedranno di nuovo chiusi gli spazi aperti ora dall’abbattimento dei capannoni, una soluzione avvallata da una amministra-zione di cui mi preoccupa la percezione estetica della città”. Il consigliere ha infine lan-ciato un appello per la salvaguardia degli stemmi della città presenti sul portone dell’ex ospedale, “che rischiano di non essere più visibili per il degrado cui sono esposti”.
“E’ giunto il momento di ragionare e di essere rivoluzionari, facendo anche un atto di coraggio”, ha esortato il capogruppo del Pdl Cesare Sassolini. “Alla Regione conviene mantenere un edificio in queste condizioni e conviene al Comune che ci sia un proprie-tario esterno che crea questa situazione? Credo di no – ha affermato il rappresentante della minoranza - e credo che sia pertanto il caso che la Regione alieni la proprietà al Comune di Città di Castello, che subito si potrebbe mettere in moto per un intervento pubblico-privato”. A questo proposito Sassolini ha sostenuto che “si potrebbe anche pensare di darlo ad un soggetto pubblico-privato o cederlo gratuitamente, vincolandolo però in questo caso a certe destinazioni”. “Vorrei sapere però – ha concluso - se l’amministrazione ha l’intenzione di cercare di recuperare la proprietà dell’immobile e affidare ad un concorso di idee il progetto di riqualificazione pubblico-privato”.
Il capogruppo dell’Udc Felice Granci ha ricordato i “grandi sacrifici sostenuti dai tifer-nati per la costruzione del vecchio ospedale”, sollecitando pertanto a “perseguire una soluzione che lo valorizzi, renda omaggio a quanto fatto dai nostri concittadini e lo ar-monizzi con il reso della città, dal punto di vista delle funzioni e dal punto di vista archi-tettonico”. “Come amministrazione comunale – ha proposto - dobbiamo porre un ulti-matum alla Regione, innanzitutto per la messa in sicurezza, poi per la riqualificazione, perché il fatto che la stessa Regione sia proprietaria ha impedito di inserirlo nel Con-tratto di Quartiere e ha ritardato una riqualificazione non più rinviabile, seppur difficile”.
Il pro sindaco Luciano Bacchetta è quindi intervenuto per “mettere alcuni punti fermi”. “Il primo – ha affermato - è che l’immobile dell’ex ospedale è una ferita aperta all’interno del centro storico che va sanata assolutamente. Il secondo è però che le fi-nanze pubbliche, di Comune o Regione, non sono più in grado di consentire operazioni di riqualificazione simili sotto il profilo economico – ha continuato – per cui dobbiamo intervenire prima possibile, in sinergia con la Regione”. Nell’evidenziare come la stessa Regione abbia “confessato di non avere acquirenti”, Bacchetta ha sostenuto che “degli acquirenti invece si debbano trovare, partendo dall’elemento fondamentale dell’interesse pubblico alla soluzione della vicenda”. “In questo contesto – ha chiarito il prosindaco – l’interesse privato non va demonizzato, qualora sia però orientato a quel-lo che è l’interesse pubblico. Credo quindi che spetti a noi in primo luogo alimentare un processo che permetta di arrivare alla definizione di un progetto, favorendo la salva-guardia e la valorizzazione dell’immobile. Qualche piccola idea c’è – ha sottolineato Bacchetta - vediamo se ci saranno le condizioni, che però devono essere fatte matura-re dagli enti pubblici”. Il prosindaco ha quindi concluso rilevando l’esigenza di “edulco-rare il riferimento al Contratto di Quartiere, che viste scelte fatte non è agganciabile a una mozione che è invece condivisibile per la questione di interesse pubblico che po-ne”.
“Credo che, al di là delle diverse opinioni, si debba dare un contributo concreto e per questo modificherò il documento secondo quanto emerso dal dibattito”, è intervenuto il capogruppo della Margherita Bravi.
“Io invece mi sono stufato di votare mozioni all’acqua calda, che vengono modificate ad uso e consumo del voto in aula, quando la sostanza del documento era la critica al Contratto di Quartiere”, ha affermato il capogruppo di Castello Libera Morini, annun-ciando l’astensione. “Chiederei al consigliere Bravi di lasciare l’indicazione di un uso prevalentemente pubblico dell’immobile”, ha proposto il capogruppo di con Ciliberti Ci-liberti, che ha voluto “ribadire, perché resti a verbale la contrarietà al Contratto di Quartiere”. “ Se diventa difficile trovare un privato interessato all’ex ospedale – ha chia-rito – è infatti anche perché l’area non appetibile a causa delle scelte fatte nel Contratto di Quartiere sull’ex Fat”.
“Ci asterremo allora – ha preannunciato il capogruppo del Pdl Sassolini - perché non condividiamo il vincolo di un uso prevalentemente pubblico, che potrebbe impedire al privato di farsi avanti”.
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