Economia - La crisi del legno e del mobile in Alto Tevere

20/07/2010 13.17.49
Tema: ATTUALITA
Argomento:
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Valtiberina - Granocchia “servono risposte dal complesso delle Istituzioni dell’Umbria”
“L’ennesimo grido d’allarme lanciato dalla CGIL sullo stato dell’economia e dell’occupazione in Umbria – afferma in una nota l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Giuliano Granocchia - trova ancora una volta la Provincia di Perugia pronta e disponibile ad aprire un confronto che non si limiti, per le competenze specifiche che abbiamo, alla gestione pur importante degli ammortizzatori sociali in deroga ma che possa svolgere un ruolo attivo, di proposta ed operativo, nei percorsi di predisposizione e di concretizzazione di un Piano regionale del Lavoro che nella nostra Regione si rende oramai più che necessario ed inderogabile. La stessa situazione del settore del legno e del mobile in Alto Tevere su cui ultimamente sono intervenuti la CGIL ed esponenti politici di primo piano di quel territorio ci induce ad ulteriori e più gravi preoccupazioni e non può essere presa sottogamba. Lo stato di difficoltà che sta investendo molte piccole e medie imprese, prevalentemente artigianali, che hanno fatto e stanno facendo ricorso alla cassa integrazione in deroga e alla mobilità, conferma con evidenza che siamo alle prese con un salto negativo di qualità di una crisi sempre più strutturale che non risparmia più nessuno, neanche le realtà in cui la qualità e la tipicità sono stati il fondamento della filosofia produttiva, organizzativa e commerciale e la garanzia di sicuro successo di questo settore produttivo. Il legno e il mobile dell’Alto Tevere da decenni rappresentano infatti produzioni di eccellenza nel panorama umbro. Esse si sono fatte strada nei mercati nazionali ed internazionali, trovando sinergie anche commerciali nelle realtà più dinamiche del Paese, come il Nord Est. Questo settore è stato uno degli assi portanti dell’economia e dell’occupazione nell’Alta Umbria ed ha contribuito al potenziamento ed alla diffusione del Made in Italy con i suoi prodotti di pregio e ad alto contenuto artigianale. Professionalità, tradizione storica, qualità, innovazione costituiscono un patrimonio che non può essere disperso ma su cui si deve continuare ad investire e le imprese del settore non possono essere lasciate sole al cospetto della loro crisi. Il Governo, innanzitutto, non può più restare fermo a guardare impassibile ed inerte il declino progressivo dell’industria del nostro Paese che riguarda oramai e con evidenza anche i settori delle piccole e medie imprese e dell’artigianato di qualità, tradizionalmente più dinamici, e che costituiscono l’ossatura produttiva della nostra stessa Regione. Esso deve intervenire con incentivazioni reali, relative anche alle facilitazioni dell’accesso al credito, e con una politica industriale che assegni ai settori strategici della nostra economia la possibilità di continuare ad investire sulle tante ed alte professionalità che altrimenti andrebbero disperse. Il Governo deve porre in essere strategie di difesa e di valorizzazione dei marchi di pregio e di promozione internazionale di un prodotto che può tuttora contare sulla possibilità di inserirsi in mercati di nicchia. Le tante parole di rassicurazione e di promessa di impegni cozzano oramai con lo stato reale dell’economia e non servono più. Occorrono risposte vere che, a nostro avviso, non possono sottrarsi alla domanda di riconsiderare opportuno il ricorso all’intervento pubblico in economia almeno di fronte alla necessità di difendere sui mercati interni ed internazionali le produzioni nazionali dei settori più strategici e le eccellenze produttive del nostro Paese garantite dal sistema delle PMI e dell’artigianato locale. La vicenda della crisi del legno e del mobile dell’Alto Tevere richiede risposte in questa direzione e chiama anche la Regione, innanzitutto, e le Istituzioni locali a prendere di petto la situazione: alla lunga non si sostiene una situazione cui l’unica risposta che si concede è il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga in attesa di tempi migliori. Occorre uno sforzo di tutti per salvaguardare il tessuto produttivo ed i livelli occupazionali che in settori come quello di cui stiamo parlando sono qualificati ed adeguatamente formati. Ed occorre una più decisa, ferma e concreta assunzione di ogni responsabilità da parte dell’intero complesso delle Istituzioni umbre per ridisegnare le priorità politiche, amministrative e di governo tali da favorire politiche ed interventi concreti e più efficaci di lotta e di contrasto a questa crisi strutturale del nostro reticolo economico e produttivo. In particolare, rispetto alla situazione specifica, ritengo opportuno che tutte le Istituzioni lavorino per superare le divisioni esistenti tra le diverse soggettività d’impresa e le loro rappresentanze. Queste divisioni, che non possiamo più permetterci il lusso di nascondere sotto il tappeto, rischiano di ostacolare e rendere sterile, soprattutto in momenti difficili come questo, ogni percorso e ogni sforzo congiunto di rilancio del settore. Al contrario, si rende necessaria la promozione e la valorizzazione di ogni esperienza di aggregazione tra imprese, di ogni propensione a fare consorzio e filiera, di ogni determinazione a consolidare le reti di impresa per consentire una loro più decisa internazionalizzazione. La stessa partecipazione delle imprese artigianali alle grandi fiere internazionali e alle mostre mercato, per ottenere risultati più soddisfacenti, non può essere valorizzata se non da un’organizzazione sinergica e da una strategia di promozione integrata di marketing territoriale fondata sulla collaborazione tra imprese, Istituzioni, comunità locali”.
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