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giovedì 9 febbraio 2012
     

Analisi della Confesercenti sul fenomeno delle sagre paesane

26/07/2010 13.04.03

Tema: ATTUALITA

Argomento:

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Umbria - Le iniziative proliferano senza programmazione

«E’di nuovo un’estate da sagra continua. La programmazione non c’è, le iniziative proliferano in maniera sempre più diffusa e con le “tipologie più fantasiose”, il legame con il territorio è sempre più debole, quando del tutto inesistente. E chi nella ristorazione lavora tutto l’anno, magari è costretto a chiudere». È impietosa l’analisi di Confesercenti Trasimeno sul fenomeno delle sagre paesane. A due anni esatti dal primo allarme sulle degenerazioni del fenomeno, il sindacato del settore pubblici esercizi Fiepet dell’area lacustre, torna sull’argomento per constatare un quadro sempre più preoccupante per chi ha scelto il far da mangiare come mestiere abituale, alla luce del sole e con tutti gli adempimenti di legge. «La capacità di spesa è minore, eppure da giugno a settembre fioriscono sempre più iniziative gastronomiche di piazza. In Umbria sono più di seicento, (a cui vanno aggiunte le altrettanto numerose dei comuni toscani limitrofi) e il nostro territorio è in prima fila – afferma la Fiepet Trasimeno – eventi definiti occasionali, allestiti da soggetti la cui professione sarebbe altra, ma che godono per tempi sempre più lunghi di agevolazioni che i ristoranti neppure si sognano: fiscali, igieniche, per l’inquadramento del personale. Ne viene fuori una situazione sempre più ingiusta per chi lavora nel settore, e sempre più caotica agli occhi del cittadino o del turista».

«Chiediamo ad ogni comune di definire entro l’anno precedente il programma annuale delle manifestazioni dove si fa somministrazione temporanea, sentendo le parti sociali e autorizzando solo quelle veramente legate al territorio e alle tradizioni locali. Devono essere definiti limiti numerici e temporali più stretti, altrimenti il numero delle iniziative e i giorni di durata si protraggono ogni anno di più. La situazione è sotto gli occhi di tutti, e c’è da chiedersi che idea possa farsi del Trasimeno uno straniero che capiti in una delle varie sagre dedicate a prodotti estranei, che niente hanno a che fare con la tradizione del nostro territorio. Gli esempi sono lampanti, anche perché di anno in anno la pubblicità è sempre più vistosa e fuorviante; spot nei quali ci si guarda bene dall’evidenziare che in cucina o al servizio si utilizzano dilettanti. Solo di rado, infatti, queste iniziative si avvalgono della collaborazione di ristoratori abituali».

Per la Fiepet locale «è urgente che le istituzioni locali prendano coscienza di questa situazione. Siamo consapevoli della funzione sociale di queste manifestazioni, ma occorre senso della misura. Non contestiamo assolutamente quelle poche sagre che fanno parte della tradizioni e degli usi locali. Possiamo capire, un evento di sostegno ad un’associazione che sia proporzionale alla sua dimensione, ma tutto ha un limite, non possiamo tollerare che da giugno a settembre restino in funzione in via continuativa strutture che fanno ristorazione in concorrenza alle nostre, con regole e obblighi diversi. Dobbiamo forse sperare che il cambiamento del clima non avvenga in modo repentino, o altrimenti avremo una sagra per tutto l’anno?»

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