“Bisogna andare verso la welfare society”

28/07/2010 13.28.45
Tema: POLITICA
Argomento:
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Toscana - Il commento di Mugnai (Pdl) in Consiglio regionale
«In questo Dpef, ma anche più in generale stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa, merita una riflessione il fatto che Rossi stia disconoscendo nel loro complesso i 10 anni di scelte effettuate dalla giunta Martini (di cui pure lui ha fatto parte) pescando a piene mani fra le proposte fatte dal centrodestra. Insomma, siamo dinanzi a un’implicita ammissione del fatto che le nostre proposte erano giuste e che le politiche perseguite da Martini, del cui team Rossi era il potente assessore alla sanità, erano sbagliate. Solo un settore sembra immune da qualsiasi forma di autocritica: la sanità. Per questo settore l’approccio del governatore Rossi, dell’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, ma anche del Dpef è assolutamente autoreferenziale».
«Noi non disconosciamo le luci, ma ci sono anche delle ombre. Vorremmo poter svolgere la nostra funzione non solo di critica, ma anche di proposta in maniera compiuta, nell’interesse della comunità Toscana. Ma se l’assessore Scaramuccia continua a introdurre ogni ragionamento definendo il sistema socio-sanitario toscano come, cito letteralmente, “il migliore” o “il top”, ecco che diventa difficile immaginare reali margini di confronto politico».
«In realtà i cittadini sono interessati alla soluzione delle tante criticità del sistema. E allora diventa prioritario iniziare a concepire un sistema socio-sanitario meno burocratico e dirigistico, magari concludendo l’esperienza fallimentare e confusa delle Società della Salute, vero esempio di superfetazione istituzionale, e riducendo il numero di Asl ed Estav come di fatto sta avvenendo anche in altre regioni tra cui il Lazio».
«E’ altresì necessario passare con decisione dal modello di welfare state tanto caro alla sinistra toscana a uno di welfare society dove la politica fissa indirizzi, esercita una puntuale azione di controllo, ma permette maggiori spazi di iniziativa e libertà alla società civile e quindi alle persone. Insomma, una politica che il concetto di sussidiarietà orizzontale lo realizza concretamente».
«In una situazione di non favorevole congiuntura economica e di scarsità di risorse pubbliche, occorre chiedersi se vi sia spazio, e in che misura, per l’elaborazione di una politica tesa a governare l’emergenza demografica. E occorre per questo chiedersi se sia corretto considerare il calo della natalità, l’invecchiamento della popolazione, la crisi della famiglia come tendenze irreversibili del tempo presente, piuttosto che come il portato di un contesto economico, sociale e anche culturale sulle cui dinamiche le politiche regionali hanno avuto. e continueranno ad avere, grande influenza. Per capire di cosa si sta parlando chiamo a conforto un po’ di cifre: in assenza di un significativo rilancio della nostra economia e di riforme strutturali, la voce previdenza e la voce lungodegenza finiranno per pesare rispettivamente fino al 17,5% e al 2,5% del Pil, mentre oggi si attestano rispettivamente al 14,8% e all’1,7%. Questa è la vera sfida: occorre mettere in campo politiche integrate per tornare a infondere fiducia nel futuro, condizione indispensabile, insieme ad altre di ordine pratico, perché i toscani tornino a fare ciò che più di tutto dimostra tale fiducia in un domani migliore: fare figli, costruire famiglie e quindi contrastare e vincere un’inerzia che, se non invertita, nel giro di pochi anni farà della Toscana una regione di vecchi, con conseguenti carichi sociali insostenibili».
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