“Basta con la Toscana divisa”

28/07/2010 12.57.11
Tema: POLITICA
Argomento:
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Toscana - L'appello di Ammirati alla Regione
«Ascoltando l’intervento dell’assessore al bilancio Riccardo Nencini, mi ero illuso di andare incontro a una stagione diversa. Avevo intravisto un modello di Toscana tutto sommato condivisibile e sul quale poter lavorare, un modello su cui chi intende far politica come capacità di rispondere ai bisogni del territorio poteva, in qualche modo, anche collaborare e cooperare. Poi ascolto alcuni degli interventi di maggioranza e mi preoccupo perché vedo l’assessore Nencini come uno dei capitani di una nave priva di rotta chiara».
«Io dico che oggi bisogna pensare a un modello di Toscana differente, e ciò implica la capacità di cambiare la politica dei distretti. Nell’ambito di un concetto di sviluppo d’area non ci si deve limitare alla Toscana parcellizzata che agevola il controllo burocratico sistematico. In effetti, spezzettando un po’ tutte le basi di consenso, i vari governi di sinistra hanno nel tempo consentito alla burocrazia di diventare il braccio pensante di una regione che ha smesso di governare e legiferare, di tener un po’ tutto in pari. Io voglio un sistema di area vero. Voglio che la stessa importanza sia data a quella Toscana meridionale dove ci sono 70mila abitanti e che rappresenta il 50% del nostro territorio, dove non ci sono quelle politiche marginali e quei sistemi rurali di parte, dove si deve stare allo stesso livello e alla stessa dignità economica, politica e sociale dell’area metropolitana centrale. Qui oggi voi siete vincolati allo sviluppo del Valdarno e fino alla linea costiera, a sostegno di una concezione baricentrica dell’area metropolitana che è del tutto retrodatata e sbagliata. Continuiamo a pensare una Toscana divisa in tanti francobolli, dove ci sono i francobolli di serie A, di serie B e di serie C. Ci manca il sistema d’area, la concezione di Nazioni Unite della Toscana come sistema diffuso dove aree lontane come la Val di Cornia, la Val d’ Orcia e la nostra Valtiberina siano percepite come contigue per i loro bisogni vicinali e per le necessità dovute a uno sviluppo assolutamente simile».
«Questo manca, in questo Dpef monco e retrodatato che guarda alla Toscana ancora come divisa in tante zone e senza un’idea centrale di sviluppo, senza un’idea d’insieme. Se ci sarà la capacità di dare significato a un modello di sviluppo diverso allora sì, noi daremo tutta la nostra collaborazione. Ma questo solo se si tratterà di costruire una nuova idea di Toscana in cui i cittadini abbiano tutti eguale possibilità di accesso, dove ci sia un welfare diverso, una sanità che sappia coniugare le virtù del privato con le virtù del pubblico».
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