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giovedì 24 maggio 2012
     

Unione dei Comuni, Pieve e le sue “scelte fuori dal tempo”

21/11/2011 12.03.29

Tema: POLITICA

Argomento:

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Pieve Santo Stefano - Il punto di vista di “Pieve per Valtiberina Democratica”

Pieve Santo Stefano - Spettabili redazioni, perdonate la poca congruità della lunghezza del comunicato stampa che vi inviamo, ma siamo costretti a precisare il nostro pensiero intorno all’occasione mancata da Pieve Santo Stefano con la scelta (se non “fuori dalla logica” di sicuro “fuori dal tempo”) di dire “no!” a questa storica fase costituente dell’Unione dei Comuni valtiberini.

Rientravamo in Consiglio comunale dopo una politicamente drammatica ma forzata assenza durata 3 Consigli comunali consecutivi.

Rientravamo in Consiglio comunale dopo non essere mai stati raggiunti dalle scuse formali del vicesindaco Marcelli, che aveva dato all’amministrazione 2004-2009 della “banda del buco”, anche raffigurandola come un ladro che, mascherato, scappa portandosi via sacchi contenenti denaro.

Eravamo pertanto rientrati dopo aver prodotto (in un colloquio il 5 Ottobre 2011 e in un esposto scritto il 13 Ottobre) all’esimio Prefetto di Arezzo e all’esimia Dirigente dell’Area di Raccordo con gli Enti Locali la denuncia di quanto accaduto e la memoria della programmazione finanziaria dell’amministrazione 2004-2009.

Eravamo rientrati senza la presenza di Lamberto Palazzeschi, che prosegue in questa protesta fino a quando qualcuno non si degnerà di chiedere scusa pubblicamente per quanto di grave è stato detto personalmente nei suoi confronti, nei confronti di chi ha amministrato e di chi si è occupato di bilancio dagli uffici comunali.

Rientravamo per non mancare l’appuntamento storico con la fase costituente dell’Unione dei Comuni, ma il sindaco Bragagni e la sua maggioranza (tranne un’astenuta) ci hanno riservato l’ennesima impasse, l’ennesimo non auspicato tirarsi indietro, l’ennesimo chiamar fuori Pieve Santo Stefano da un contesto più ampio di solidarietà e valorizzazione del territorio comprensoriale.

Diciamolo subito, sgombando subito il campo dai finti spauracchi già agitati dal sindaco Bragagni: questo non è un caso simile a quello dell’Acqua. Le scelte del Consiglio comunale di Pieve rispetto all’Acqua sono sempre state prese all’unanimità: lo dimostra anche il fatto che i 5 anni di amministrazione di Palazzeschi hanno garantito a Pieve il mantenimento degli acquedotti sotto la diretta gestione comunale (la capitolazione di Pieve a Nuove Acque è avvenuta in questo quinto mandato da sindaco di Bragagni, terzo da vice per Marcelli, proprio quando si doveva continuare a combattere, visto anche il referendum e il suo esito).

Se Pieve Santo Stefano sta fuori dall’Unione dei Comuni (adesione votata sostanzialmente all’unanimità da tutti e 6 gli altri Consigli comunali, prospettata non come un “carrozzone”, di cui nessuno sente più il bisogno, ma come un’autentica Unione dei Servizi al servizio di tutta la vallata, anche allo scopo di renderla più competitiva rispetto alle altre) è per ragioni di cavilli politici interni allo statuto, tutti superabili solo se Pieve avesse manifestato la volontà di far parte di questa storica fase costituente.

L’ente che si sta formando è amministrativo e non politico e il sollevare cavilli politici sembra nascondere incomprensibili distinguo politici, tipici, questi sì, delle modalità di gestione dei “carrozzoni”.

L’unanimità degli intenti nel procedere verso un percorso nuovo era stata ratificata anche dall’unanimità con cui, in Assemblea della Comunità montana, si era arrivati all’elezione di un Presidente di transizione, Marcello Minozzi, votato anche dalla Minoranza proprio al fine di gestire, a nome di tutti, questa storica fase transitoria, che presuppone un soggetto nuovo, previsto per legge in un’ottica di solidarietà, di coesione nella gestione delle risorse dei Cittadini e del territorio.

La Minoranza di Pieve Santo Stefano non è stata minimamente coinvolta in questa fase decisionale. La Minoranza di Pieve Santo Stefano ha letto sui giornali che Pieve non avrebbe aderito.

La Minoranza di Pieve Santo Stefano ha capito che qualcosa non stava andando per il verso giusto leggendo bozze di statuto che prevedevano o 7 o 6 Comuni: dov’è il dialogo, dov’è lo spirito di collaborazione e solidarietà?

Pieve non avrebbe firmato una delega in bianco. La delega in bianco Pieve la firma standosene così, alla finestra, per ragioni che non riusciamo ad intendere, quando invece avrebbe potuto agire da dentro sulle varizioni di statuto che arriveranno, inevitabili, anche alla luce della proposta di Legge n. 95 relativa alle “Norme sul sistema delle autonomie locali”: entrare in futuro, o convenzionarsi in futuro, vorrà dire, ineluttabilmente, farlo alle condizioni degli altri.

Perché Pieve non è riuscita a rapportarsi adeguatamente con gli altri 6 Comuni, com’è che Pieve, da Comune in maggioranza politica in Comunità Montana, afferma di sentirsi minoranza, incapace di relazionarsi con i colleghi, anche di centrodestra?

Noi della Minoranza di Pieve esprimiamo un parere (molto ponderato e anche composito, vista la legittima e giustificata astensione del nostro consigliere Meazzini), non abbiamo in tasca “verità assolute da smentire categoricamente” (come propagandato in Consiglio comunale dal vicesindaco Marcelli, che si conferma sempre attento a rispettare ogni posizione…); di certo, noi della Minoranza di Pieve non possiamo condividere che si dica che “gli unici soldi arrivati a Pieve dalla Comunità montana valtiberina sono arrivati da quando la Vicepresidenza della stessa è stata affidata a Francesca Calchetti”, non possiamo condividere che “solo da quando in Giunta valtiberina c’è stato un mebro di Pieve si è riusciti a capire quali maneggi si facessero nel Sociale in Comunità montana”. Questo non è spirito comunitario, non è lo spirito comprensoriale che avrebbe dovuto animare chi ha gestito la Comunità montana negli ultimi 3 anni.

Sarà possibile che questa Comunità montana sia tornata ad essere “brutta e cattiva” per Pieve solo da 3 mesi a questa parte, da quando, cioè, la ex Vicepresidente (anche ex Presidente in pectore), è decaduta come Vicepresidente (e non è stata eletta Presidente)? Non crediamo sia tollerabile risentire soltanto ora, a decadenza avvenuta, definizioni del genere “carrozzone” o “ennesimo nuovo livello di governo”.

Noi della Minoranza di Pieve crediamo in una Valtiberina di amministratori e amministratrici responsabili, che abbiano il Cittadino come riferimento e come fine di ogni scelta. Una garanzia per tutti i Cittadini dovrebbe essere proprio la comune assunzione di responsabilità da parte di tutti i Comunie e non il manifestare la solita paura che tutti gli altri stiano tramando per fregarci.

È per questa mancata sintonia con la sintonia di tutti e gli altri 6 Comuni (con maggioranze di centrodestra o di centrosinistra, obbligati o non a consorzoiarsi) che ci sentiamo spiazzati da questa, per noi, incomprensibile decisione, che finirà con l’isolare ulteriormente Pieve dal resto del mondo.

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