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Notizie dalla Valtiberina
giovedì 24 maggio 2012
     

Caso Assessore: il segretario del PD precisa e risponde

22/01/2012 9.42.19

Tema: POLITICA

Argomento:

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Citta di Castello - Gatticchi non ci stà e chiede al partito unità di intenti.

Da qualche giorno non si fa che parlare della “vicenda-assessore”: ormai sembra diventato un caso. Nell’ultimo mese abbiamo cercato di parlare di gestione dei servizi, di rifiuti, di sanità, abbiamo cercato di proporre un modello di partito dinamico e, al tempo stesso, radicato. Ma di questo non si è parlato. Non nego che abbiamo fatto degli errori, forse proprio errori di gioventù (così avrà soddisfazione chi, da giorni, m’ha soprannominato il “segretario-bambino”, definizione che, devo ammettere, contro ogni previsione, ha cominciato a piacermi, perché al di là dell’evidente volontà di provocare riesce ad insistere sulla purezza, valore che spesso la politica perde di vista; il rammarico più grande resta comunque l’aver coinvolto in questa bagarre, una persona molto seria, che nulla aveva cercato.

Non disdegnando dunque i riferimenti al “bambino” credo però ci voglia, dell’adulto, la capacità di assumersi le proprie responsabilità ed è per questo che ho deciso di rimettere il mio mandato all’Unione Comunale, organismo che mi ha eletto.

Questo non vuol dire cedere alle critiche. Le critiche, anzi, quando sono costruttive, aiutano a maturare, soprattutto a 24 anni. Quello che non è stato compreso però è che il mio gesto, certo sbagliato nei modi e nei tempi di diffusione mediatica, era animato da una idealità precisa, l a stessa che permeava il documento congressuale sulla base del quale abbiamo costruito il recente congresso: la volontà di andare Oltre. Certo, si poteva far meglio, si poteva fare con più prudenza, più intelligenza, più furbizia, forse persino più caparbietà. Ma quell’idealità non può essere gettata via.

Credo che il PD abbia bisogno di fermarsi un attimo, dal più autorevole dei dirigenti all’ultimo degli iscritti. Ha ragione il segretario nazionale Bersani quando dice che dobbiamo toglierci un “difettuccio”: quello della fragilità dell’umore.

Questa città necessita di qualcuno che gestisca il verde pubblico, il patrimonio, i vigili urbani, ma necessita anche di qualcuno che parli di futuro, che dia una speranza, una visione. Per questo occorre fare tutti un passo indietro rispetto ai posizionamenti e due avanti verso la città. Non intendo dire che dobbiamo rimandare le scelte, ma che, nel farle, dobbiamo tener presente che ci sono cose più importanti, cose che, come primo partito della città, ci riguardano, che ci chiamano a responsabilità ben più grandi di quelle legate a questa nomina che, pure, si deve fare. E’ in gioco la nostra credibilità, non quella di un segretario, ma quella di un partito. Dobbiamo quindi ritrovare un’identità oltre le sfaccettature, un’unità oltre le correnti: ritroviamo la serietà oltre le liti confuse di questi giorni, ritroviamo lo slancio ideale oltre le piccolezze dei posizionamenti, ritroviamo la ragione per la quale tutti ci sentiamo parte di un progetto. In due parole ritroviamo la passione politica.

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