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sabato 18 maggio 2013
     

Società partecipate, Udc “Il Comune riorganizzi il sistema”

16/09/2012 12.42.22

Tema: POLITICA

Argomento:

Visto: 28 volte

Arezzo - Nuovo Polo Scatizzi “Ripensare gestione ed esistenza di alcuni enti"

Arezzo– Nel Comune di Arezzo proliferano le società partecipate. Uno studio dell'Unione di Centro regionale ne ha contate ben 67, un numero elevato che implica notevoli costi per il loro mantenimento e per i loro consigli di amministrazione. In un'ottica di riorganizzazione e di riduzione delle spese, si rende necessaria una decisa azione di razionalizzazione di questi enti: a sostenerlo è Luigi Scatizzi, consigliere comunale del Nuovo Polo per Arezzo, che chiede di affrontare il problema ripensando la gestione e la stessa esistenza di alcune partecipate. «Il numero di queste società è davvero significativo - spiega Scatizzi. - Solo ad Arezzo ne esistono 67, un numero che, moltiplicato per tutti i capoluoghi di provincia e per i comuni non capoluogo, mostra un fenomeno di notevoli proporzioni che determina ingenti costi per ogni contribuente. Queste partecipate sono spesso tenute in vita solo per assegnare poltrone o per collocare la classe politica in prepensionamento o in rottamazione, ma in tale periodo di difficoltà si rende necessario un maggior rispetto per il cittadino, con una riorganizzazione dei suddetti enti che conduca verso pochi servizi efficienti e che riduca di conseguenza inutili sprechi o costi». In questo senso Scatizzi sostiene la necessità di procedere verso una riduzione dei membri e dei compensi dei consigli di amministrazione delle partecipate, un'iniziativa proposta dallo stesso sindaco Fanfani. «Si tratta di un primo passo per cominciare ad affrontare il tema - conclude il consigliere, - permettendo in un secondo momento una complessiva razionalizzazione di queste aziende, enti o società che, oltre ad avere enormi costi, limitano e sottraggono alle istituzioni ambiti di competenza e di controllo su servizi e attività fondamentali per la cittadinanza. Dobbiamo ripensare l'intera filosofia gestionale chiarendo quali sono gli enti davvero utili e necessari e quali, invece, non lo sono, trovando il coraggio di chiudere questi ultimi e di potenziare quelli importanti per la collettività».

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